Ancora problemi giudiziari per il parlamentare Gianluca Pini. Il grande capo (maroniano) del Carroccio romagnolo è appena stato condannato dal Tribunale di Forlì per una diffamazione a mezzo stampa, datata 2009, ma già annuncia di fare ricorso in appello e soprattutto pressa la Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati per ottenere una insindacabilità ad hoc. Non solo: sarebbe pronta una segnalazione al Csm sulla vicenda.

Il giudice Barbara Vacca ad inizio giugno (la sentenza è già esecutiva) ha condannato Pini a risarcire l’ex presidente di Acer Forlì-Cesena Ellero Morgagni e la stessa Acer per un importo pari a 10 mila euro a testa, oltre al pagamento delle spese legali. All’epoca il deputato leghista aveva criticato pubblicamente sia Morgagni sia Acer su due questioni. Quando si venne a sapere a metà 2009 che Acer aveva investito 500 mila euro (il 5% della propria disponibilità) in obbligazioni Lehmann Brothers, anche Pini accusò i suoi vertici di promuovere finanza creativa e speculazioni di borsa. Qualche mese più tardi 10 persone a Forlì, tra cui sette amministratori, dipendenti o ex dipendenti di Acer Morgagni incluso, ricevettero un avviso di garanzia per ipotesi di reato collegate alla pubblica amministrazione su una serie di appalti dopo un esposto di un imprenditore (che con Acer aveva aperto un contenzioso civile per pretesi pagamenti). Anche in questo caso, il leghista accusò l’azienda di mala gestio.

L’avvocato civilista di Pini, il consigliere comunale della Lega Nord a Forlì Massimiliano Pompignoli, ha ricevuto mandato di chiedere alla Giunta alle autorizzazioni della Camera di esprimersi sul fatto che il suo assistito abbia rilasciato le dichiarazioni anti-Acer in funzione del proprio ruolo di parlamentare. Pini pose la questione alla Giunta già nel maggio del 2010 e lo scorso 14 giugno ha scritto una lettera all’organo presieduto da Pierluigi Castagnetti per sollecitare una risposta.

Nel frattempo, Pompignoli annuncia di volersi recare in Procura a Forlì per chiedere notizie sulle indagini a carico di Morgani, che finora dai pm non sarebbe ancora stato sentito e su cui a suo tempo Pini confezionò un’interrogazione parlamentare, e ottenere la sospensione del procedimento civile in attesa che si concluda quello penale.

Sta di fatto che, ancora una volta, il deputato leghista dimostra di non gradire l’operato della Giustizia forlivese. Nella sentenza di condanna per la diffamazione, sostiene Pini, “si parla anche del fatto che il fascicolo penale a riguardo di tali segnalazioni fatte sulla gestione Acer sia da tre anni fermo, senza che nulla sia stato ancora svolto. Non posso non segnalare come il giudizio sia arrivato senza tenere minimamente conto che sulla controversia è pendente il giudizio della Giunta per le autorizzazioni della Camera. Questo perché le affermazioni rilasciate da un deputato nell’espletamento del proprio mandato e collegate ad un atto ispettivo parlamentare devono essere prima giudicate dalla Giunta e poi, eventualmente, sottoposte a giudizio. Ciò non per sottrarsi alle valutazioni di merito, ma per evitare spiacevoli strumentalizzazioni politiche”.

In tutto questo, prosegue il deputato della Lega, “il Tribunale era stato informato in tempi non sospetti di non procedere; francamente non comprendo come chi debba applicare la legge si ‘dimentichi’ di informare il giudice di dover sospendere il procedimento”. E quindi, annuncia Pini, “oltre a ricorrere doverosamente in secondo grado per l’annullamento, che a tal punto ritengo scontato, di una sentenza anche nel merito illogica, valuterò anche se informare il Csm della ‘dimenticanza’ di una garanzia costituzionale”.