Gli Stati Uniti hanno un nuovo poeta ufficiale: donna, afroamericana e – almeno per gli standard – giovane. Lo scorso mese, Natasha Trethewey, 46 anni, è stata nominata dalla Library of Congress diciannovesimo “Poeta Laureato”, dopo Philip Levine. Non solo Trethewey è la prima, dopo Robert Penn Warren nel 1986, a provenire dal Sud – dal Mississippi -, ma è anche la prima afroamericana dai tempi di Rita Doven, che, ricoprendo la prestigiosa carica letteraria tra il ’93 e il ’95, puntò l’attenzione proprio sulla diaspora nera. Ieri, secondo una notizia riportata dalla stampa americana, Natasha ha cominciato a scrivere la sua auto-biografia. 

Natasha, che fa parte del collettivo di poeti afroamericani Dark Room, fondato nel 1988 a Boston, nel 2007 si è aggiudicata il Pulitzer con “Native Guard” (2006), raccolta di poesie in cui esplora la storia dimenticata dei Native Guards, il reggimento di neri della Louisiana – molti dei quali ex schiavi – che, durante la guerra civile, si arruolarono da volontari nell’esercito dell’Unione e furono messi a guardia dei prigionieri confederati. “Lei ci porta dentro la storia che non è mai stata scritta” ha dichiarato all’AP James Billington, capo della Biblioteca del Congresso, che l’ha scelta dopo essere rimasto “stuck”, bloccato, dalle sue poesie a una lettura pubblica a Washington D.C.

La nuova Poetessa Laureata ha iniziato a scrivere dopo l’omicidio della madre. Gwendolyn Ann Turnbough fu uccisa quando lei aveva 19 anni dal secondo marito, dal quale si era separata. Già da piccola, però, Natasha era incitata a comporre dal padre, il poeta Eric Trethewey. Bianco, canadese, Eric aveva sposato Gwendolyn infrangendo la legge: era il 1965 e nel Mississippi e in un’altra ventina di Stati il matrimonio misto era proibito. La discriminazione razziale resterà, indelebile, nella mente e nei versi di Natasha.

Nelle sue opere, vicende collettive e personali si intrecciano. “Domestic Work” (2000) è una raccolta di poesie che parla del lavoro della nonna materna e di tante altre donne nere: lavandaie, operaie e governanti. Ha immaginato, partendo da una foto di E.J. Bellocq, la storia di una prostituta mulatta di New Orleans all’inizio del ‘900, in “Bellocq’s Ophelia” (2002). Dopo l’uscita di “Thrall”, quarto volume di poesie, prevista per il prossimo autunno, Trethewey si trasferirà, prima in assoluto nella storia dei Poeti Laureati, a Washington, per lavorare direttamente dalla Stanza della Poesia della biblioteca nazionale.

Ma in cosa consiste esattamente il compito di un Poeta Laureato? Se lo chiedono molti americani. Celebre la frase scherzosa di Howard Nemerov, P.L. dal 1989 al ’90: “E’ un uomo molto impegnato, soprattutto perché passa così tanto tempo a parlare con le persone che vogliono sapere cosa fa”. Secondo la nobile definizione dello stesso Billington, un Poeta Laureato è “il parafulmine ufficiale della nazione per l’impulso poetico degli americani”. In poche parole, deve fare letture e presentazioni, scrivere poesie e ricoprire la carica “in base alle proprie inclinazioni”, come si legge sul sito ufficiale della Biblioteca Nazionale. La posizione – retribuita 35.000 dollari all’anno – non è a carico dei cittadini, ma finanziata grazie a una donazione fatta dal filantropo Archer Huntington nel 1936. Al tempo era una fortuna, oggi si dà per scontato che i Poeti Laureati abbiano altre entrate, perlopiù derivanti dall’insegnamento accademico: Natasha Trethewey, infatti, è docente di Scrittura creativa alla Emory University di Atlanta.