Corretti d’Italia, unitevi. È con questo spirito che il movimento dei Signori Rossi chiama a raccolta i cittadini per la manifestazione anticorruzione “Mi Manifesto!” organizzata a Torino per il prossimo 6 luglio. La data è simbolica e il luogo scelto non a caso. L’appuntamento è di fronte al Palazzo di giustizia “Bruno Caccia” perché la stessa mattina, in Tribunale, si terrà l’ultima udienza del processo per tangenti Amiat che ha come protagonista e grande accusatore Raphael Rossi, ex vicepresidente della municipalizzata per la raccolta di rifiuti.

Nel 2007 Rossi ha denunciato alla Procura un tentativo di corruzione consumato all’interno della municipalizzata. Una tangente di 100mila euro che gli è stata offerta perché lui ritirasse il veto sull’acquisto di un macchinario, inutile, che sarebbe costato all’Amiat più di 4 milioni di euro. Una vicenda su cui il giudice di primo grado si esprimerà il 6 luglio, emettendo la sentenza per sette imputati, tra ex dirigenti Amiat, imprenditori e funzionari, che a partire dalle denunce di Rossi sono stati accusati a vario titolo di tentata corruzione e turbativa d’asta.

“A prescindere dalla sentenza e dalle eventuali condanne il processo ha già raggiunto un importante scopo  – dice Raphael Rossi, che in attesa del verdetto si mostra ottimista – . È servito a far capire quanto sia difficile oggi contrastare la corruzione all’interno dei Tribunali ed è riuscito a farlo grazie alla partecipazione dei cittadini e dei media che hanno seguito le fasi del procedimento sin dall’inizio”. Il movimento dei Signori Rossi è infatti nato proprio come azione civile attorno al processo, a partire da un gruppo di cittadini che ha presenziato alle udienze e raccolto le adesioni all’appello (ripreso sul ilfattoquotidiano.it) lanciato al Comune di Torino perché si costituisse parte civile. Da lì è partita la comunicazione sui social network e la mobilitazione che oggi conta migliaia di sostenitori.

“Il 6 luglio ci vedremo davanti al Tribunale di Torino perché vogliamo che i signori rossi, ossia la gente comune, onesta, che rappresenta la maggioranza del paese, esca allo scoperto e unisca le  forze per contrastare la corruzione e il silenzio che l’accompagna” . Così Alberto Robiati, uno degli storici animatori del movimento, tutti volontari, sintetizza lo scopo della manifestazione: “Dopo un anno di attività, poiché in tanti ce lo chiedevano, abbiamo deciso di costituirci in un’associazione nazionale, delocalizzata sui territori” (qui il sito dei Signori Rossi). Le prime sedi sorgeranno in Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Sardegna, Puglia e Campania. A Torino i Signori Rossi avranno sede in via Salgari 7, in un bene confiscato alla mafia e gestito dall’associazione Libera.

Lo scopo di ogni presidio sui territori, come è stato già per il movimento, sarà quello di organizzare mobilitazioni e azioni di sensibilizzazione sul tema della corruzione e dell’etica nella pubblica amministrazione, ma anche di sostenere attivamente chi denuncia la corruzione e decide di testimoniare in tribunale. Un modo per estendere e potenziare il servizio online “SOS corruzione” che già nell’ultimo anno ha orientato e sostenuto diverse vittime grazie all’aiuto volontario di avvocati, psicologi e personale amministrativo.

Per non tradire lo spirito originario del movimento, nato e cresciuto sul web, è intanto partita una campagna di avvicinamento alla manifestazione del 6 luglio, quando i Signori Rossi si presenteranno davanti al Palazzo di Giustizia vestiti di rosso e, sotto la guida del coreografo Mauro Lizzi, metteranno in scena “il coro delle mani pulite”.  Il titolo è “Spot anticorruzione fatti a mano”:  tutti i cittadini sono invitati a pubblicare brevi video e foto che ritraggano l’immagine delle loro mani “pulite”.