Declassarono l’Italia, ma quelli di Standard&Poor’s erano davvero in grado di farlo? A leggere le conversazioni degli indagati, dopo la chiusura indagine della Procura di Trani che sostiene che l’agenzia mirava a destabilizzare l’Italia (manipolazione di mercato continuata e pluriaggravata il reato contestati, ndr), pare proprio di no. Maria Pierdicchi, ad per l’Italia dell’agenzia di rating, per esempio parlando con l’ex presidente Deven Sharma, (è il 3 agosto 2011 e la Guardia di Finanza sta eseguendo perquisizioni in alcune sedi), risponde al top manager che le chiede delle reazioni del personale: “Alcuni analisti non ritengono che noi avessimo le capacità per sostenere questo tipo di azioni di rating in Italia al momento ritengono che serva più personale senior che si occupi dell’Italia adesso…, vista la situazione molto delicata; e sinceramente è il secondo paese, anzi dopo Usa e Giappone, il terzo come dimensione e tutto…Bisogna accertarsi che abbiamo le persone giuste al posto giusto perché potrebbero essere chiamate dal pm, si potrebbero trovare davanti a degli aggressori e devono essere capaci di mantenere la loro decisione, giusto? Avviserò anche Jan ma avviare altre azioni di estrema importanza per me è inquietante, perché dobbiamo essere estremamente consapevoli delle conseguenze di una qualsiasi azione intrapresa, in termini di reazioni, media, politici, soluzioni ordinarie del Parlamento contro di noi, con voti di unanimità…”.

Senza dimenticare che l’inchiesta della Procura di Trani “nonostante sia una piccola città del sud e tutto quanto” è andata in prima pagina creando delle “criticità”. L’ad poi discute con Sharma della fragilità governo italiano, all’epoca era presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a causa dell’impennata degli spread e come l’ex ministro Giulio Tremonti fosse “sotto attacco per vicende personali”. La Pierdicchi sa che l’Italia non è come la Grecia e l‘Irlanda (“è un vettore molto importante”) e quindi comunica a Sharma la necessità che i rating successivi siano “completi di bozze, dati metodologie per evitare di essere attaccati dal punto di vista politico: “La Procura sostiene che alcune nostre analisi non siano state consistenti nei dati, abbiamo offerto delle informazioni incomplete” . Già ad agosto però i due analisti discutono della possibilità che il Cavaliere salga al Quirinale, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitanoe che per il nostro paese si prospetti un governo tecnico. 

L’ad, in un’altra conversazione con Rachel Sand, in cui si si fa riferimento anche al presidente degli Stati Uniti Barack Obama (“non ha armi pronte” ovvero misure anti crisi), ironizza sul fatto che la Procura di Tran si sia rivolta all’Esma, l’organismo europeo che vigila sulle sicurezza dei mercati e che ha aperto proprio qualche giorno fa una indagine sulla trasparenza delle valutazioni delle agenzie. Viene citata anche la Consob bollando la situazione come assurda. “Il rating, tutti gli anlisti si trovano a Londra – afferma Pierdicchi – quan in Italia la Standard&Poor’s non ha analisti per il Sovreign (quindi il rischio, ndr) quindi è tutto fatto a Londra, l’Italia centra davvero poco con tutto questo”. La Sand le risponde che “sosterrà che le accuse sono infondate” e l’altra le dice: “Gli analisti sono indipendenti”.

In un’altra conversazione, è il 6 agosto 2011, l’ad italiana parla con un anonimo dell’agenzia di rating che parla di “errori” nel downgrading degli Usa. “Se c’è un errore è perché la tesoreria ci ha dato un numero sbagliato” dice l’uomo e la manager: “Oh mio dio, quindi stavamo reclamando dicendo che fossero ci sono degli errori…” e l’altro “Sì”. “Quindi avete cambiato il comunicato stampa?” chiede la donna e l’anonimo: “Non lo abbiamo modificato”. L’ad sorpresa quindi afferma ancora: “Quindi non ci sono errori” e l’anonimo: “Si, ma il numero la stampa britannica lo ha riportato, lo riportano nel senso: la Casa bianca sostiene che la S&P’s sta commettendo errori. Però lo stanno facendo dando l’impressione di una difesa a livello politico. La stampa non crede alla versione degli errori”. Nei giorni scorsi tra gli atti depositati era emersa una email in cui uno dei dirigenti scriveva che i report erano pieni di falsità