“La Puglia costruirà cinque grandi ospedali”. L’annuncio è stato dato direttamente dal governatore Nichi Vendola, durante una conferenza stampa della scorsa settimana. Esattamente venti giorni dopo un altro annuncio. Un po’ meno sfarzoso, visto che si trattava del taglio di ulteriori 800 posti letto in tutta la regione, dovuti alla seconda fase del Piano di rientro avviato due anni fa e non certo gradito da molti cittadini pugliesi che in diverse città si sono organizzati in comitati di protesta.

Già dal 2008, l’allora assessore Alberto Tedesco aveva previsto, nel Piano della salute, la costruzione di dodici nuovi ospedali. Dopo quattro anni, nei quali si sono avvicendati altri due assessori (Fiore e Attolini), la giunta ha lanciato una proposta per i primi cinque, la quale adesso sarà vagliata dalle conferenze dei sindaci per poi passare al ministero per la sottoscrizione dell’accordo. Secondo le stime ottimistiche della Regione, le nuove strutture non sorgeranno prima del 2016.

L’investimento supererà i 500 milioni. Fondi disponibili già dalla fine del 2008, quando due delibere del Comitato interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) stabilirono la ripartizione delle risorse alle regioni per l’edilizia sanitaria. Negli ultimi mesi, riunioni su riunioni tra l’assessore alla Salute Ettore Attolini, il titolare delle Opere pubbliche Fabiano Amati e gli organi tecnici per trovare un accordo sul numero di ospedali da costruire e sulle ubicazioni. Fino a quando, mercoledì scorso, la giunta ha sciolto i nodi e comunicato i dettagli dell’operazione.

La più grande tra le strutture previste sorgerà a Taranto. Alcuni mesi fa la Regione ha revocato il progetto di costruire un ospedale privato tramite una fondazione pubblica in partnership con il San Raffaele di Don Luigi Verzè. Abbandonata questa pista, fortemente caldeggiata da Vendola ma più che mai criticata non solo dagli oppositori del governatore, la giunta ha deciso di dirottare più di 200 milioni dei fondi disponibili per un nuovo ospedale pubblico da 700 posti letto, il quale andrà a sostituire i due attuali nosocomi Santissima Annunziata e Moscati.

Oltre al nuovo presidio tarantino saranno costruiti tre strutture da 350 posti letto ciascuna. Uno a Maglie (nel Salento); un altro ad Andria e un altro ancora lungo la direttrice Bari-Brindisi, probabilmente tra Monopoli e Fasano. Il più piccolo infine avrà 250 posti e sorgerà nella nuova provincia Bat. Questi posti letto non vanno ad aggiungersi all’offerta sanitaria della Regione, ma comporteranno solo una riorganizzazione dei servizi ospedalieri. E’ stato lo stesso assessore Attolini ad affermare che “con queste nuove strutture centralizzate sostituiremo almeno dieci o dodici ospedali”.

I posti letto, infatti, stanno vivendo la mannaia dei tagli dovuti al piano di rientro. La prima fase, avviata nel 2010, ha portato ad un taglio di 1400 posti, con la disattivazione di diciotto ospedali, i quali – secondo dati della Regione – “assorbivano solo il 3 per cento dei ricoveri”. La seconda è stata approvata con un regolamento emanato il 7 giugno scorso e ha previsto il taglio di altri 800 posti, di cui 370 pubblici, 130 negli Irccs privati e negli enti ecclesiastici più altri 300 nel privato accreditato e la chiusura di tre presidi.

Per tutti i presidi chiusi è prevista la riconversione in strutture di assistenza territoriale. Con questo metodo, Vendola intende cambiare completamente l’organizzazione della rete ospedaliera: grandissimi centri a servizio di ampie aree territoriali e riconversione in poliambulatori o consultori i piccoli ospedali cittadini. In questo modo, secondo la giunta, si superano le logiche campanilistiche che spingono ogni comunità a difendere l’ospedale cittadino.

Questo almeno sulla carta, perché anche la decisione sull’ubicazione dei cinque nuovi ospedali ha visto i membri della giunta sponsorizzare il proprio territorio. E non a caso, anche dopo la comunicazione delle allocazioni, non sono mancate le proteste. Quelle mosse dai consiglieri regionali residenti in Capitanata, ad esempio, che hanno lamentato l’esclusione della provincia di Foggia dalla distribuzione dei nuovi plessi e sono stati protagonisti di un botta e risposta a suon di comunicati con l’assessore Attolini.