Italiani! Caronte è troppo poco, dobbiam temprarci, ecco perché Trenitalia (che dopo l’assurdo viaggio di ieri ho ribattezzato AfriTalia per via del caldo) ci elimina l’aria condizionata! 

Frecciabianca 8915 Milano Lecce, salgo a Milano ed entro in Africa direttamente dalla carrozza 5. Dopo mezz’ora di viaggio la temperatura sale, una signora mi regala un ventaglio: l’aria condizionata non funziona, il treno è stracolmo e inizio a vedere tutto nero per via della pressione bassa. Inizio a lamentarmi e tutti annuiscono ma nessuno si muove o decide, come me, di andare dal capotreno. Parto fiduciosa ma boccheggiando in direzione della carrozza 3, dove c’è il capotreno. In prima non si può andare: è tutto prenotato, non mi resta che fare il viaggio di 5 ore in piedi. Piano piano inizia ad affluire gente, una madre con un bimbo di 6 mesi in sofferenza chiede aiuto e l’aria condizionata sparisce da tutto il treno. Un’anziana signora usa il ghiaccio per alimenti per rinfrescarsi, il capotreno saltella da un vagone all’altro disperato. Così per almeno 4 ore , fino ad Ancona.

Ma il senso di questo post non è la semplice lamentela contro “Afritalia” che ieri ha mietuto molte “vittime” non solo su questo treno sempre per problemi di disguidi con l’aria condizionata. Quello che mi ha lasciata attonita è la capacità di sopportazione e rassegnazione che ho visto in molti. Nel mio vagone sono rimasti quasi tutti fermi, stoicamente fissi, sudaticci e sgocciolanti, pronti a delegare ai pochi indignati la protesta. Certo, voi direte, protestare serve a poco in certe situazioni ma io sono rimasta scossa lo stesso. In prima classe dove ho fatto un giro di ricognizione mi guardavano con occhi pietosi, questuanti, chiedendomi “anche negli altri vagoni è così?” ma quasi nessuno si alzava. Tutti stoici, sudati che si sventolavano con quel che potevano. Mi sono chiesta: ma anni di Andreottismo, Berlusconismo e malaffare ci hanno ridotti così? Passivi, persino incapaci di pretendere di avere un servizio decente dopo aver pagato? Quanto è alto il nostro livello di sopportazione? Quanto siamo rassegnati? 

Alcuni commentavano dicendo “tanto è inutile chiedere rimborsi, a mio cugino l’hanno rimborsato dopo 2 anni”. Questo la dice lunga, lunghissima sul nostro stato di deprivazione di diritti. E nel delirio di quel treno afoso, traghettato da Caronte verso l’inferno di caldo privo di aria condizionata ho pensato alla Fornero, alle sue esternazioni quasi anti costituzionali: “Il lavoro va guadagnato, non è un diritto”. Ma come siamo ridotti? Come ci stanno annichilendo? Siamo diventati un popolo depresso che delega, che non si irrita, che è abituato a tutto, ad ogni forma di disservizio, angheria e che suda in silenzio fino a quando non arriva l’ennesimo Masaniello di turno a promettere il paradiso?

Un popolo depresso, disincantato, che nella stessa serata prende 4 pallettoni in rete dalla Spagna ma che perdona tutto a un giocatore di calcio, persino scommesse poco eleganti, basta che gli conceda un’ora d’aria, un attimo di respiro e dignità, un pretesto per sentirsi Italiano senza doversi rassegnare. Un popolo che si sente rivivere per un attimo quando può dire “culona” alla Merkel e sottomettere in semifinale la Germania, un popolo scisso: un giorno sei un santo, il giorno dopo a piazzale Loreto. Serve un guizzo di vita, ora, non domani: adesso. Serve pretendere che il nostri sudore non vada sprecato.