Abbiamo svolto mercoledì e giovedì scorso al Cnr, nell’ambito del progetto Migrazioni, di cui sono responsabile per gli aspetti giuridici, due intense giornate di seminario interdisciplinare su vari aspetti di tale fondamentale fenomeno, con la partecipazione di giovani borsisti che hanno svolto appassionanti relazioni su tema dal punto di vista di varie discipline, dal diritto alla demografia, dalla psicologia del linguaggio all’antropologia. 

Si è trattato, probabilmente del punto culminante di un’attività, ancora in corso, cui ho dedicato parte del mio lavoro negli ultimi anni e che costituisce a mio parere l’esempio di quello che deve e può essere un’attività di ricerca volta effettivamente a fornire elementi di conoscenza e proposta sui problemi più attuali e urgenti del Paese e del mondo. Un’esperienza molto positiva, il cui successo dobbiamo all’impegno di studiosi come Maria Eugenia Cadeddu, Corrado Bonifazi e molti altri e che continua, vedendo fra l’altro la pubblicazione di numerosi studi e libri, fra i quali quello curato dal sottoscritto sul tema della cittadinanza universale con il contributo di molte giovani ricercatrici e ricercatori, che uscirà entro l’anno nella colonna “Globalizzazione e diritto” per i tipi di Aracne. Un’attività non fine a se stessa ma volta a integrarsi in modo stretto con l’azione dei pubblici poteri a livello nazionale e locale che devono attuare fra di loro un coordinamento sempre più stretto ed efficace.

Una soluzione effettiva del problema comporta ovviamente il completo rigetto dellimpostazione razzista fatta propria in modo estremamente chiaro dal governo Berlusconi, con la legge che porta i nomi di Bossi e Fini (che successivamente parrebbe essersene in parte pentito), fonte non solo di indicibili violazioni dei diritti umani, ma anche di inefficienze, sprechi e perdita di occasioni per la crescita economica, civile e culturale del Paese. Impostazione purtroppo a tutt’oggi assolutamente viva e operante e che ha i suoi tratti più inquietanti nei centri di detenzione per stranieri e nella criminalizzazione della figura dell’immigrato irregolare, ma anche nella vera e propria via crucis che devono percorrere giovani pur nati e cresciuti in Italia per ottenere la cittadinanza.

 Questa impostazione, nata per solleticare i peggiori istinti e paure delle parti più demunite della popolazione indigena, ignora del tutto anzi umilia, le grandi potenzialità del fenomeno. Fondamentale appare in particolare il contributo che il fenomeno dell’immigrazione se correttamente gestito può dare al passaggio, nel quadro della globalizzazione, alla fase dello Stato transnazionale, il quale, secondo Ulrich Beck “non nega certo lo Stato nazionale, ma accetta lo Stato (e il suo concetto). La concezione dello Stato viene sottratta alla trappola territoriale della teoria dello Stato-nazione e aperta a un concetto di Stato che a) (ri)conosce la globalità nella sua multidimensionalità come uno stato di cose irreversibile e b)considera la determinazione e l’organizzazione del transnazionale come una chiave per rideterminare e rivitalizzare la politica (non solo nel senso statale, ma anche nel senso della società civile)”.

Concetti solo apparentemente difficili ma ricchi di conferme concrete e quotidiane. Per una felice coincidenza, giovedì sera, al termine del seminario accennato, si è svolta la semifinale del campionato europeo di calcio, con la sconfitta della Germania da parte dell’Italia, grazie, in buona misura, proprio all’estro di Mario Balotelli, un italiano di seconda generazione.

Paolo Repetto ha giustamente denunciato le indegne strumentalizzazioni operate al riguardo dalla stampa e da certa politica. Ciò non toglie che Balotelli resta un simbolo, simbolo del grande contributo che i migranti e in particolare gli italiani di seconda generazione possono dare al rinnovamento e al rilancio del nostro Paese. A condizione beninteso di superare impostazioni razziste, e in particolare il razzismo istituzionale che costituisce uno dei peggiori retaggi ancora purtroppo non superati dell’era berlusconiana, oltre ad essere l’espressione dei peggiori istinti e “pensieri” della storia dell’umanità, in Italia e nel mondo.