Nebbiolo PrimaAnche quest’anno siamo stati ad Alba per Nebbiolo Prima, ossia l’anteprima mondiale delle nuove annate dei vini Roero, Barbaresco e Barolo. L’evento, organizzato dall’Unione Produttori Vini Albeisa, permette una scarpinata di assaggi fra vini rossi fatti col più nobile e longevo, oltre che rappresentativo, dei vitigni nostrani: il Nebbiolo. È un po’ come “tastare il polso” del meglio dell’enologia italiana.

Si è incominciato coi Roero 2009 e 2008 Riserva. Due annate opposte, per tempi di maturazione e caratteristiche dei vini, l’una calda e precoce con vini perlopiù maturi ed alcolici, l’altra fresca e tardiva, con vini giovani e ancora alquanto contratti (alcuni temo che lo saranno per sempre). A differenza dello scorso anno, i Roero ci hanno convinto poco: sono alquanto surmaturi ed alcolici i 2009, mentre sono dure le riserve 2008 , di certo non favorite da opinabili maturazioni in legno piccolo.

I migliori:

  • Roero 2009 Matteo Correggia (la Riserva 2008 è invece annichilata da ingenuità di vinificazione), un poco tecnico ma equilibrato e piacevole.

  • Roero Riserva 2008 “Mompisano” della solita Cascina Ca’ Rossa.

Molto più interessanti i vini Barbaresco 2009, che hanno comunque una parte alcolica non del tutto equilibrata, ma non a scapito dell’aderenza territoriale.

I migliori:

  • Barbaresco Castello di Neive

  • Barbaresco “Basarin” dei F.lli Giacosa

  • Barbaresco “Basarin” Adriano Marco e Vittorio: classico fresco e succoso. Buono anche il “Sanadaive”.

  • Barbaresco “Tre Stelle” Cascina delle Rose, gustoso anche se un po’ tecnico.

  • Barbaresco “Cè Vanin” Rivetto: migliora anno dopo anno, specie in vinificazione.

  • Barbaresco “Pajorè” Rizzi, tutto finezza e florealità.

Fra i pochi Barbaresco Riserva 2007 in assaggio spicca il “Santo Stefano” del Castello di Neive.

Disomogenea, come non di rado, la situazione dei Barolo 2008: con interpretazioni più che discutibili in comuni come La Morra, ma anche a Monforte d’Alba.

I migliori:

  • Barolo Villero Fenocchio, gustosissimo, e anche la “Bussia” che è più serrata e giovane.

  • Barolo “Brunate-Le Coste” Giuseppe Rinaldi, ottimo, un filo meno riuscito il “Cannubi San Lorenzo-Ravera” comunque buono.

  • Barolo Bricco Boschis Cavallotto: intenso succoso e fresco.

  • Barolo “Margheria” Massolino: davvero un bel vino

  • Barolo “Acclivi” Burlotto: il lavoro dell’azienda è encomiabile.

  • Barolo Bartolo Mascarello: mai una delusione.

Fra i Barolo Riserva 2006, annata di cui abbiamo già scritto, spiccano i soliti “Monvigliero” di Castello di Verduno e “Bricco Boschis” di Cavallotto e la “Vigna Rionda” di Massolino. Degni di menzione anche la Riserva Bussia di Fenocchio e la Riserva San Bernardo di Palladino.

In generale, se da un lato si rileva una piccola diminuzione delle ingenuità di maturazione (sia in vigna che in cantina), dall’altro lato ci sembra ancora rilevante il numero di vini irriconoscibili o del tutto squilibrati. Inoltre, a parte grandi interpreti menzionati che partecipavano all’evento, consigliamo di tenere sott’occhio anche i vini di Principiano che in vigna fa un eccellente lavoro, simbolo di quel futuro prossimo che auguriamo alle Langhe.

Good news: l’anno scorso avevamo accennato alla questione Cannubi e i suo confini, che riguardava la menzione d’una delle vigne più note delle Langhe, che l’azienda Marchesi di Barolo (1,5 milioni di bottiglie l’anno) era riuscita a far estendere (dunque a scrivere nel disciplinare di produzione) a parcelle che storicamente avevano un altro nome. E un’altra vocazione. Il Tar del Lazio, tre settimane fa, su ricorso di altri undici produttori, ha emesso una sentenza che ha annullato tale estensione e dunque la parte relativa del disciplinare. Le menzioni storiche sono dunque salve, per questa volta.