Non si lamentino quelli del mio partito se in Emilia Romagna votano Grillo”. Parola di Fernando Ferioli, sindaco di Finale Emilia, paese che c’era e oggi non c’è più. Non c’è più il paese, non ci sono i soldi per ricostruirlo. Perché le donazioni, a oggi, sono tutte sulla carta, soldi non ne sono passati. E le promesse di dirottare i finanziamenti ai partiti – 91 milioni di euro – ai paesi colpiti dal terremoto rischiano di rimanere tali. Promesse. Qualcosa in Parlamento s’è inceppato: s’aspetta un decreto d’urgenza del governo, che ancora non arriva.

Come l’hanno presa i sindaci, quasi tutti espressi dal Pd? Male, malissimo. Perché di fronte alle macerie l’appartenenza politica diventa poca cosa.

“Perché i parlamentari non vengono per una settimana a fra i volontari nelle nostre tendopoli? Forse avrebbero più attenzione alle nostre esigenze”. Luisa Turci, sindaco di Novi di Modena ci risponde mentre è a lavoro per la ricostruzione. “Se si vuole fare una cosa si fa, soprattutto se si è in Parlamento. Chissà che a molti deputati e senatori passare qualche giorno qui non cambi gli orizzonti come è successo a noi: per noi sono cambiate le aspettative, le attese, è cambiata la nostra vita”.

L’idea dello stanziamento di questi fondi era arrivata subito dopo le scosse di terremoto più violente. La solita commozione generale e unanime delle forze politiche e la proposta bipartisan di destinare parte dei finanziamenti ai partiti: nel disegno di legge sulla trasparenza nei partiti in quel momento in discussione, dopo gli scandali che hanno travolto la Lega Nord e l’ex Margherita, fu inserito un emendamento. Ma ora la legge si è arenata in Parlamento e con essa quel codicillo da 91 milioni di euro. “Non ci credo che volessero insabbiarla, ma è comunque stato un errore stupido arrivare a rischiare di perdere quei soldi”, dice Ferioli.

Del resto “goccia a goccia si riempie il vaso”, dice Turci e quei 91 milioni, anche spalmati tra i 104 comuni dichiarati terremotati possono essere una manna per le casse, dissanguate prima dai tagli agli enti locali degli ultimi anni e adesso all’Armageddon di maggio. “Stiamo spendendo milioni di euro solo per la gestione ordinaria. Se fossero già arrivati sarebbe stato meglio”.

Anche perché altri soldi ancora non se ne sono visti. Dei 2 miliardi e mezzo dal governo Monti per la ricostruzione, di cui 500 milioni per il 2012, i sindaci non hanno ancora visto il becco di un quattrino. “La protezione civile autorizza le spese che sosteniamo, ma sono ancora i soldi del Comune che avevamo in cassa. Da Roma ancora niente”, spiega Rudi Accorsi, sindaco di San Possidonio.

Intanto, per tornare alla questione dei rimborsi, dalle fila del Partito Democratico, la capogruppo in Senato, Anna Finocchiaro, respinge le accuse sulla questione dei rimborso. “La rata di luglio del finanziamento ai partiti andrà ai terremotati dell’Emilia Romagna. Questo per quanto riguarda il Pd è assolutamente fuori discussione. Il provvedimento relativo, approvato dalla Camera non ha previsto la clausola dell’entrata in vigore immediata”.?

di Emiliano Liuzzi e David Marceddu