Ah, io non chiederei d’essere un gabbiano, né un delfino, mi accontenterei d’essere uno scòrfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù a scherzare in quell’acqua”. Come Arturo, il protagonista del romanzo di Elsa Morante ambientato a Procida, anche, il traduttore inglese Michael Sullivan pur di ritrovarsi ancora a lavorare immerso nel paesaggio di Procida, da qualche anno lotta per far ritornare l’isola ad essere l’unica sede italiana del Collegio Nazionale dei Traduttori Letterari Europei. Procida, come Arles in Francia e Visby in Svezia – dove è ambientato il romanzo “Pippi Calzelunghe” di Astrid Lindgren –, per circa diciotto anni ha ospitato traduttori d’ogni parte del mondo che qui ricevevano una casa e una diaria per lavorare in pace alle loro traduzioni. Procida ha dato alla luce almeno 500 traduzioni di opere letterarie, ospitando oltre 120 traduttori.

Mr. Sullivan è uno di loro. A Procida tutti conoscono questo signore sulla settantina che si aggira per l’isola incurante del tempo in pantaloncini corti e cappellino. Lo incontro al porto dove spesso con sigaretta e whisky, al bar di Vincenzo, si intrattiene con amici a chiacchierare o a riflettere su quelle parole che la notte gli rubano il sonno. Mi dice: «Qui ho tradotto, in inglese, le poesie di Michelangelo e di Giuseppe Gioacchino Belli. Ho un debito con il Collegio dei traduttori, perché mi ha permesso di godere della bellezza di quest’isola ed è per questo che voglio che la sede di Procida possa continuare ad ispirare tutti coloro che non hanno avuto la mia fortuna». In seguito alla morte della nobildonna Anna Maria Galli Zugaro, che gestiva per Procida il rapporto con il Collegio dei traduttori, questa tradizione si è persa.

C’è stato solo il “tentativo” da parte dell’ex presidente del premio Grinzane Cavour Giuliano Soria – indagato, nel 2009, dalla procura di Torino per malversazione – di strappare la sede da Procida per portarla a Costigliole d’Asti, in Piemonte. Da allora Michael Sullivan cerca di sensibilizzare l’amministrazione di Procida con la speranza di trovare i fondi necessari. «Ci basterebbero anche 14mila euro per ricominciare con l’attività per poi rientrare nella rete europea delle borse lavoro». Ma in otto anni di domande e richieste Sullivan ha ottenuto soltanto una stanzetta buia al piano terra di un edificio comunale. E’ poco ed è un peccato ma Sullivan non si arrende e continua a lottare perché l’isola continui a ispirare e cullare ancora altre opere d’arte.