Giovanna "Nina" Palmieri

Da un anno e mezzo mi succede una cosa nuova. Persone di ogni età, sesso, altezza e peso mi fermano per strada e mi fanno domande, mi raccontano, mi baciano, mi invitano ai loro matrimoni. L’altro giorno a un semaforo bollente di corso Vittorio Emanuele a Roma un signore robusto spunta dal suo casco troppo piccolo e mi urla: “Nina!”. Io spunto dal mio casco troppo grande, lo guardo e gli sorrido pensando, come al mio solito, di conoscerlo ma di non riconoscerlo. Tre secondi della mia espressione più ebete e lui: “Ma sai che io ti guardo sempre e ho imparato un sacco di cose? Con mia moglie ci stiamo applicando alle tecniche dello squirting, ma per ora con scarsi risultati… Hai qualche consiglio in più?”. Io continuo a sorridere ebete, balbetto quattro lettere sconnesse e poi, per fortuna, il verde del semaforo mi porta via, lontano dai segreti dell’alcova matrimoniale del signore robusto. Ma non me la cavo sempre così: più spesso succede che magari sono in treno e il mio o la mia dirimpettaia inizi subito la sua confessione sentimental/sessuale, oppure che la fidanzatadell’amicodelcuginodelmiofidanzato mi bracchi nella toilette delle signore per farmi “giusto una domandina”.

Non che mi lamenti: d’altra parte ascoltare gli altri e le loro storie è sempre stata la mia passione. E’ per questo che ho deciso che avrei fatto la giornalista, è per questo che sono diventata giornalista e poi, complice una telecamera di cui a malapena, all’inizio, conoscevo il posizionamento del tasto rec, ho iniziato a fare la filmaker. Ho cominciato con “Invisibili”, un programma che raccontava storie di senzatetto: io me ne andavo in giro a raccogliere i loro segreti, le loro follie, la loro poesia. In quel periodo, però, l’unica domanda che mi veniva fatta dagli “altri”, da chi ci guardava da casa, era “ma non hai paura?”. Domanda a cui spontaneamente rispondevo: “No, non ho paura, ho dei nuovi amici”. Poi quella mia voglia di ascoltare, assorbire e raccontare è convogliata tutta nei “Viaggi di Nina”, una “docusoap” come si chiama in gergo, “mio figlio” come chiamo io quel programma che ha riempito i miei giorni per quattro, ricchissimi anni. Le storie che le protagoniste – tutte donne – mi raccontavano erano storie di vite diverse dalla mia, di scelte, sentimenti, passioni, mestieri molto lontani da me. Erano storie di lesbiche e poi di donne soldato e poi ancora di donne che avevano scelto di “fare impresa” sul proprio corpo, che avevano scelto di fare le escort (era il 2008 e questo termine, in Italia, rimandava ancora e principalmente a una vecchia macchina della Ford che per molti anni era stata la macchina con cui mia madre mi accompagnava a scuola. Era una decappotabile per proletari e quel “vorrei ma non posso” da una parte mi faceva sentire una gran figa dall’altra mi faceva molto vergognare! Ora, quasi quasi, la rivorrei indietro…).

In quel mio viaggio nell’universo femminile non apparivo mai in video, ma la mia era la voce narrante di questa sorta di diario fatto di immagini che arrivavano, dritte dritte e senza filtri, dal mondo multicolore di quelle donne. Nessuno mi fermava ai semafori, ma sul treno qualche orecchio attento ogni tanto mi riconosceva. Domanda di rito: “Le lesbiche ci hanno provato?”. Oppure: “Essere lesbica non significa buttarsi sotto le gonne della prima femmina che ti rivolge la parola”. Insomma, fino al 2010 ero Nina dei “Viaggi di Nina”, invisibile per tutti e conosciuta da pochi. E andava bene così. Fino a quando, nel 2011, è arrivata una proposta -che in quel momento mi è sembrata folle- da parte di Maddoll e Fox Life: mettere la mia faccia lentigginosa, il mio nasone e la mia curiosità, per la primissima volta, davanti alle telecamere per un nuovo format, Sex education show”. Ho accettato. Forse perché era una proposta folle.

Il lettone/confessionale messo al centro delle più belle piazze d’Italia, con me che in piagiamone rosa gridavo “chi vuole parlare di sesso con me?”, è stato la mia fortuna e la mia dolce condanna: oggi, anche in assenza del lettone, sono la migliore amica di un sacco di gente. E, come ogni migliore amica che si rispetti, mi accollo problemi, ansie, gioie o semplicemente mi prendo racconti, pezzi di vita che a volte mi divertono, spesso mi emozionano.

Quando le giornaliste di “Donne di fatto” mi hanno proposto di curare questa rubrica on line ho pensato: “Sono parecchio folli anche loro… Che c’entra questa specie di “posta del cuore” su quel giornale?”. Ma la mia perplessità è durata poco: a tutti noi, ogni tanto, fa bene parlare dei “fatti nostri” o anche solo pensare di poterlo fare senza essere giudicati. Così, eccomi qua! E’ una bella scommessa questo spazio e, in fondo, non farò altro che ascoltare e dare il mio contributo da “profana” appassionata della vita, come faccio con le mie belle amiche sul divano arancione di casa mia.

Ecco, la rubrica “Nina risponde” (ogni venerdì) vuole essere questo: il mio spazio e il mio tempo per voi, sul mio divano arancione.

Per scrivere a Nina: ninarisponde@gmail.com