Una tangente pagata da un imprenditore di Roma ladrona a un leghista duro e puro, in cambio di un lasciapassare nel dorato mondo della sanità in Padania. È l’ultimo scandalo emerso, tra quelli che coinvolgono la Lega Nord. E indovinate chi spunta in questa storia di “nuova” politica? Il vecchio Mario Chiesa, l’imputato numero uno di Mani Pulite.

Ma andiamo per ordine. Tutto nasce a Roma, dove il pm Paolo Ielo più d’un anno fa è alle prese con lo scandalo sugli appalti Enac (l’ente nazionale per l’aviazione civile) che porta all’arresto di Viscardo Paganelli, l’imprenditore proprietario della Rotkopf, finito in cella nel giugno 2011. Paganelli è l’uomo che paga i voli a Massimo D’Alema ed è in ottimi contatti con Vincenzo Morichini, il faccendiere vicino alla dalemiana fondazione ItalianiEuropei. Vuole però avere una sponda in Padania, Paganelli, che opera anche nel settore sanitario. Lo incastrano le intercettazioni, da cui risulta che ha “preparato dei soldi da portare a Milano”. Il viaggio in Padania avviene e la mazzetta – 10 mila euro – viene pagata. L’intermediario che si dà da fare, secondo l’accusa, è Ferdinando Azzarello, che gestisce un roboante Istituto europeo studi tecnologie avanzate (Iesta): in realtà, un’agenzia che sforna corsi di formazione professionale con fondi europei sotto la regia della Regione Lombardia.

Il leghista che accoglie a braccia aperte le proposte dell’imprenditore proveniente da Roma ladrona è Max Bastoni, un leghista dell’ala più dura. Consigliere comunale a Milano, era in corsa per diventare segretario milanese del Carroccio. Nel marzo scorso, ha perso per soli dieci voti il congresso provinciale della Lega, vinto per un soffio da Igor Iezzi, della corrente che fa invece riferimento a Roberto Maroni e a Matteo Salvini. A sostenere Bastoni erano Davide Boni (già indagato per corruzione per un’altra vicenda di presunte tangenti) e Mario Borghezio. Con quest’ultimo, Bastoni – nomen omen – aveva fondato, già del 1998, i “Volontari verdi”, associazione impegnata nelle ronde e nel contrasto agli immigrati extracomunitari.

Nell’interrogatorio di Paganelli al pm Ielo, l’imprenditore racconta il suo incredibile giro nel magico mondo della politica milanese, alla ricerca delle porte giuste da aprire e dei personaggi giusti per spalancarle. Egli stesso si stupisce del fatto che, tra i papaveri della politica, dell’amministrazione e del sottobosco che gli fanno incontrare, c’è anche Mario Chiesa.

Vent’anni dopo Mani Pulite, stropicciandosi gli occhi, il romano Paganelli si trova faccia a faccia con l’uomo da cui è partita l’indagine che ha scoperchiato Tangentopoli. È l’eterno ritorno: torna la canottiera di Umberto Bossi (che scopriamo essere stata pagata con i soldi pubblici, 24 mila euro per “l’abbigliamento del capo”); torna Mario Chiesa. Ieri l’indagine romana ha provocato qualche atto d’indagine (perquisizioni) anche all’ombra della Madonnina. Un nuovo colpo per la Lega che, quando deve scegliere i “consulenti” per intrecciare affari e politica, dimostra di scegliere chi se ne intende, uomini di provata esperienza, con il migliore know-how della Prima Repubblica: l’architetto Michele Ugliola, l’ingegner Mario Chiesa… 

Ora toccherà come al solito a Bobo Maroni provare a convincere che la sua Lega è diversa dalla Lega di Boni e di Bastoni. Ci dovrà stupire con effetti speciali. Come il suo piano segreto per rilanciare il Carroccio: scaricare Roberto Formigoni, puntare a diventare al suo posto, entro il 2013, presidente della Regione Lombardia; e non presentare la Lega, invece, alle (eventuali) elezioni nazionali. Insomma: abbandonare Roma ladrona e corrompitrice, per tentare di restare forti in Padania. Ci riuscirà?

Il Fatto Quotidiano, 28 Giugno 2012