Domani si aprono i due giorni che potrebbero salvare l’Europa o decretarne la fine. Almeno nella sua versione attuale, centrata sull’euro. Domani sera comincia a Bruxelles il Consiglio europeo più atteso di questi mesi, preparato da una lunga lista di (inconcludenti) summit internazionali, tra cui il G20 di Los Cabos, l’incontro quadrilaterale a Roma (Italia-Francia-Germania-Spagna) e la riunione di ieri tra Angela Merkel e François Hollande. Le attese sono tante, la posta politica la seguente: l’Europa deve dimostrare di essere ancora viva e vitale e di poter sopravvivere al crollo di fiducia che sui mercati ha determinato il crollo delle Borse e l’impennata del costo dei titoli di Stato. Servono rassicurazioni su due punti: un progetto di crescita e sviluppo che riduca le differenze tra i Paesi dell’euro, che contribuiscono a determinare tassi di interesse molto elevati, e un progetto politico, per far capire che abbiamo imparato la lezione, che molte fragilità dell’euro dipendono dall’assenza di istituzioni europee forti e legittimate in modo democratico.
 
Cruciale è il ruolo della Germania, con Angela Merkel sempre più nervosa per il calo dei consensi e il rallentamento dell’economia tedesca. Senza il coinvolgimento di Berlino, nessuna svolta è possibile, sia per il peso relativo dell’economia tedesca sia per le regole istituzionali che su molti temi richiedono l’unanimità.
 
Ecco gli scenari possibili a cui va incontro Mario Monti al vertice europeo.
 
Vittoria dell’Italia: meccanismo anti-spread
Nel palazzo di Giusto Lipsio, domani sera, Mario Monti riproporrà il piano anti-spread accennato al G20: ci sono Paesi che pagano sul mercato un costo per il debito pubblico sproporzionato rispetto ai fondamentali di finanza pubblica. Detto più esplicitamente: la Germani paga il suo debito troppo poco e l’Italia troppo, i risparmiatori italiani stanno trasferendo risorse a quelli tedeschi e così non si può continuare. Anche senza modificare i trattati, la Bce potrebbe agire sul mercato secondario (quello delle obbligazioni già in circolazione) per conto del fondo salva Stati Efsf, comprando titoli e facendo scendere lo spread. L’Efsf (Fondo europeo di stabilità finanziaria) ha pochi soldi a disposizione e deve dare 100 miliardi alle banche spagnole. Anche se usasse 70-80 miliardi per sostenere i Btp italiani, cambierebbe poco. A Palazzo Chigi stanno studiando meccanismi di leva che permettano di avere un impatto molto maggiore. L’aiutino sarebbe la ricompensa per aver fatto i “compiti a casa” chiesti da Angela Merkel, cioè due anni di lacrime e sangue. Se Monti ottenesse il via libera di Berlino, sarebbe il suo trionfo personale, un’imposizione sul rigore della Merkel oltre alla dimostrazione tangibile che la sua cura di risanamento per l’Italia ha funzionato. Neppure il Pdl potrebbe avere niente da ridire, a quel punto Angelino Alfano dovrebbe anche ritirare la sua minaccia di non votare il trattato internazionale del fiscal compact. Per il Pd sarebbe la conferma che Monti era l’uomo giusto al posto giusto. Ma per ora la Germania non pare avere intenzione di fare concessioni su questi punti.
Probabilità: 10 %
 
Pareggio: unione bancaria e crescita
Il processo di integrazione europeo è fatto di piccoli passi. L’ipotesi del compromesso al ribasso è la più probabile per il vertice di domani e venerdì. Il presidente francese François Hollande ha già incassato il sì della Germania a un piano per la crescita – 120-130 miliardi – e ne condividerà il merito con Mario Monti, visto che il progetto è stato presentato a Roma la settimana scorsa. Non si tratta di soldi freschi, perché l’Unione non ha grande capacità di manovra sul reperimento delle risorse, ma un po’ di impatto dovrebbe esserci. Dieci miliardi di ricapitalizzazione della Banca europea degli investimenti che, per l’effetto leva, metteranno in circolo 60 miliardi di finanziamenti, poi i project bond per singole infrastrutture (un progetto pilota, con 200 milioni di euro nel 2013, si negozia ancora per il settennato 2014-2020) e una riprogrammazione dei fondi di coesione per 80 miliardi. Risorse già disponibili ma non ancora spese. Non cambierà però la fetta che spetta a ciascun Paese, quindi l’Italia al massimo avrà maggiore facilità nello spendere soldi che già le spettano. L’unione bancaria dovrebbe partire, più come dichiarazioni di principio: si inizierà a trasferire poteri di controllo all’Eba, l’autorità europea nata lo scorso anno o alla Bce. Più difficile arrivi il fondo di garanzia dei depositi, per arginare il contagio dalla Spagna. La Germania potrebbe richiedere contropartite politiche, soprattutto per infastidire i francesi e mettere Hollande in difficoltà, come l’elezione diretta del presidente dell’Unione europea. In questo scenario i partiti italiani non avrebbero grandi argomenti per criticare Monti, ma lui faticherebbe a presentare i risultati del vertice come un trionfo.
Probabilità: 60%
 
Sconfitta: Berlino non cede
Il Consiglio europeo di Bruxelles del 28-29 giugno può rivelarsi un flop completo per l’Italia se Angela Merkel si assesterà sulle più rigide delle posizioni manifestate finora. Niente eurobond, nessuna condivisione del debito pubblico se non in forme umilianti, che privano il Paese beneficiario degli aiuti della sua sovranità nazionale e lo condannano a un decennio di recessione. Se tutti i passi verso una maggiore integrazione economica (di bilancio e nel mercato interno, cioè nella concorrenza tra beni e servizi di diversi Paesi) deve essere preceduto da un programma di rafforzata integrazione politica, si rischia di non fare proprio nulla. Come sperano molti tedeschi. Berlino potrebbe anche trovare una sponda nella Gran Bretagna per limitare al minimo l’unione bancaria. David Cameron auspica un’unione bancaria nell’eurozona le cui regole però siano più flessibili per la city londinese, che diventerebbe così più competitiva. Mentre Berlino si oppone ai fondi di garanzia per i depositi perché non vuole rischiare i risparmi dei tedeschi se prima non c’è l’accordo sulle regole comuni. Visto che a oggi Mario Monti non sembra avere grandi possibilità di tornare a Roma con il fondo anti-spread finanziato dalla Banca centrale europea, un eventuale stallo sugli altri temi (gli eurobond sono già stati rimandati a un lontano futuro) darebbe l’impressione del fallimento totale, magari riassunto in una vittoria della nazionale tedesca contro gli azzurri agli Europei, giovedì sera. Il Pdl avrebbe facili argomenti per denunciare il fallimento della politica europea del governo tecnico, ma anche Pd e Udc si troverebbero in forte imbarazzo.
Probabilità: 30%