Non è italiano, dunque la sua nomina non è valida, sebbene arrivata direttamente dal Ministero delle infrastrutture. E’ questo, in sintesi, il dispositivo della sentenza con cui il Tar di Lecce decapita i vertici dell’Autorità Portuale di Brindisi. Alla sua guida, dal 7 giugno 2011, c’è Hercules Haralambides, docente di Economia Marittima presso l’Università di Genova. Un nome voluto fortemente dall’ex sindaco della città, il pidiellino Domenico Mennitti, suggerito dal senatore azzurro Enrico Musso, che di Haralambides è collega di cattedra, e caldeggiato dai parlamentari locali del Pdl, Michele Saccomanno e Luigi Vitali.

Con il benestare dell’allora ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, anche la Regione Puglia di Nichi Vendola ha sottoscritto la nomina del professore di nazionalità greca al timone dello scalo salentino. Il Tar, con la sentenza pubblicata ieri e a firma del Presidente Antonio Cavallari, tuttavia, scompiglia le carte e considera insuperabile quell’appunto che da Roma era stato fatto passare come questione già risolta. “Si deve ritenere che la cittadinanza italiana sia un requisito indispensabile per accedere alla carica di Presidente dell’Autorità portuale”, scrivono i giudici amministrativi, perché c’è la “necessità del possesso della cittadinanza, se tale funzione comporta la scelta di fini di rilievo collettivo e delle modalità per perseguire gli stessi. Che i poteri attribuiti al Presidente dell’Autorità portuale riguardino interessi della collettività nella fase della individuazione degli stessi e delle vie per raggiungerli, cioè poteri pubblici nella loro più elevata declinazione nell’ambito dell’amministrazione, non sembra che possa essere posto in dubbio”.

Il punto nodale, infatti, nella ricostruzione delle motivazioni è la natura dell’Autorithy, ritenuta, “per l’assoluta prevalenza dei compiti pubblicistici affidatile dalla legge e per le modalità con le quali li persegue, un ente pubblico non economico”. Era stato il Consiglio di Stato a chiedere al Tar di pronunciarsi nel merito, dopo il ricorso presentato dall’ingegnere Calogero Casilli, uno degli aspiranti incluso nella terna di nomi indicati dalla Provincia di Brindisi e designato dalla Camera di commercio di Brindisi. E’ al Consiglio di Stato ora che si ritornerà, con l’appello che l’avvocato Giuseppe Giacomini sta preparando e presenterà nei primi giorni di luglio. Ciò che si auspica è il coinvolgimento, da parte dei magistrati romani, della Corte di Giustizia Europea, che possa essere interpellata prima della decisione di merito per dirimere una questione che non ha precedenti in Italia. Nel frattempo, però, l’Autorità portuale brindisina dovrà essere commissariata, appena le verrà notificato il provvedimento del Tar, entro trenta giorni, decorrenza che si spera di interrompere tramite la richiesta di sospensiva che verrà inoltrata con urgenza.

“Una vittoria contro la casta dei politici, che credeva di essere al di sopra della legge”, l’ha ritenuta il ricorrente Calogero Casilli, che ha dato in qualche modo fuoco alle stoppie. Nel pieno della stagione estiva, però, l’incendio potrebbe provocare danni irreparabili. Lo scalo salentino, infatti, è alle prese da tempo con la colata a picco del traffico passeggeri, subordinato, stando ai numeri, a quello di movimentazione delle merci, carbone in primis. L’arrivo della Grimaldi Lines nei collegamenti con la Grecia, a partire dal 15 aprile, è riuscito solo in parte a ridare smalto all’immagine di un porto costretto a fare i conti con quelli vicini concorrenti, Bari e Taranto, su cui anche gli investimenti pubblici, negli ultimi anni, sono stati consistenti. E poi ci sono i nodi irrisolti di un attracco per le crociere che si vorrebbe, almeno momentaneamente, tra gli scali carboniferi, una delle gocce che ha fatto traboccare il vaso di un rapporto difficile tra Autorità e agenti marittimi. Solo ultimo in ordine di tempo il capitolo delle indagini della Guardia di Finanza. Le fiamme gialle erano ieri negli uffici del Comune per acquisire la documentazione sul progetto, su cui aleggiano pesanti ombre di irregolarità, relativo al terminal di Costa Morena, voluto dal predecessore Giuseppe Giurgola e confermato da Haralambides, prima di finire nella bufera dell’annullamento della sua carica.