Teatro in movimento, così potrebbe essere definito Dramophone. Nel corso di quattro serate, il 28 e 29 di Giugno e il primo martedì e mercoledì di Luglio,  tre diversi e caratteristici luoghi del centro di Bologna diverranno palcoscenico per altrettante rappresentazioni teatrali. Ogni luogo sarà depositario di un’unica storia che verrà riproposta tre volte nel corso della stessa sera. Ecco così che, una volta calato un sipario, lo spettatore potrà inforcare la bicicletta e farsi guidare, rimirando gli squarci di Bologna, verso un nuovo spettacolo ancora avvolto dalla magia teatrale del precedente.

Festival di Teatro dei luoghi e Letteratura, questa la definizione data a Dramophone. Festival perché racchiude più spettacoli consecutivi e legati, benché autonomi, da affinità drammaturgiche; dei luoghi perché la cornice cittadina è determinante alla stessa rappresentazione e letteratura perché i tre testi ricercati e drammatizzati da Fulvio Ianneo, ideatore e regista del progetto, non nascono come pièce teatrali tout court. Il commissario incantato, in scena alla Libreria delle Moline è  ispirato all’omonimo romanzo di Maurizio Matrone; Blind resurrection  alla Sala Future Dimore in via del Pratello 3 si basa su Tracce del tuo passaggio, raccolta di racconti tragico-minimalisti della scrittrice e musicista bolognese Grazia Verasani; mentre Storia vera, Circolo del Condominio in Via Paglietta 15, è  ispirato a un racconto inedito dello svedese Ulf Pilblad.

Sebbene, in parte, incentrato sulla peculiarità di una città come Bologna, Dramophone ha il merito di aver attivato sinergie internazionali. Oltre al già citato Piblad, sono diversi gli artisti stranieri coinvolti nel progetto: Patchanee plioonthong (regista di Una Storia Vera) fondatrice e attiva operatrice del Centro Teatrale thailandese All Soul,  la cantante coreana Minji Kim, l’attrice uruguaiana Veronica Caissiols e la promettente Elisa Naike Blecich (quest’ultime – a vantaggio della comunicazione durante le prove – di origini italiane). È grazie alle passate collaborazioni artistiche di Ianneo (fondatore in quel di Bologna di Teatro Reon – Future Visioni, ma con esperienze e riconoscimenti a Graz, Lubiana, Bratislava, Montevideo, Bogotà, Bangkok, e Berlino) se gli spettatori potranno assistere alla commistione drammaturgica di differenti approcci  culturali su uno stesso palco. Non mancheranno attori nostrani come Tanino de Rosa (tornerà a calcare le scene proprio in occasione del Festival) e Maurizio Mistretta (importanti esperienze nel campo del teatro formativo e, come Ianneo, all’estero, in particolare in Thailandia).

L’internazionalità non si riversa solo nelle maestranze artistiche. Teatro Reon – Future Dimore  ha infatti realizzato Dramophone in collaborazione con importanti realtà extraeuropee come il festival teatrale lituano Druskininkai,  il centro di produzione multimediale di Bangkok All Soul Production e il Ministero della cultura e dell’educazione uruguaiano. Stupisce che una realtà come questa, capace di richiamare su di sé l’attenzione di importanti istituzioni culturali estere, non abbia ricevuto contributi dal Comune di Bologna nell’ambito di Bologna Estate. Questo progetto meriterebbe forse qualcosa di più di un patrocinio della Regione E.R., della Provincia di Bologna e di encomiabili privati come Teatro dei Mignoli e Libreria delle Moline.

Ma il mancato sostegno economico di Bologna Estate non ha fiaccato l’operosità del Teatro Reon – Future Dimore. Hanno infatti reagito alla penuria lanciando Bologna Off: community di realtà artistiche indipendenti, escluse dal sostegno economico del Comune,  finalizzata a sostenere iniziative attraverso forme non istituzionali e un cartellone comune di eventi.

Il motivo per non perdersi Dramophone sarà quindi duplice: assistere a spettacoli che si preannunciano unici per l’eterogeneità degli artisti coinvolti e per la peculiarità dinamico-spaziale della scena e sostenere (il costo del biglietto è di otto euro per tutti gli spettacoli di una sera, e dà diritto a uno sconto di quattro per il Festival in-out del Teatro dei Mignoli)  una campagna di azione e promozione tesa a cambiare le regole del ‘far cultura’ nel bolognese.