Ce l’abbiamo fatta. Dopo aver battuto, a fatica, l’Inghilterra di Roy Hodgson ai rigori dopo aver stradominato la partita, l’Italia di Cesare Pandelli s’è qualificata per la semifinale di Euro 2012. E’ la quarta volta che l’Italia ci riesce da quando è stato istituito il campionato Europeo di calcio nel lontano 1960. Giovedì sera, a Varsavia, ad aspettarci a braccia aperte ci sarà la Germania di Joachim Loew, una squadra che già alla vigilia era stata indicata tra le favorite dai bookmakers alle spalle della Spagna di Del Bosque.

Unica formazione a chiudere a punteggio pieno la fase a gironi. Una squadra temibilissima, schiacciasassi, che ha liquidato con estrema facilità la Grecia nonostante il ct abbia lasciato in panchina pedine fondamentali come Gomez (capocannoniere della manifestazione insieme a Dzagoev e Cristiano Ronaldo), Podolski e Muller. Una nazionale, quella teutonica, a cui siamo molto ‘affezionati’, che ci sta veramente a cuore perché evoca bellissimi ricordi. Tutti gli italiani hanno ancora ben impresso negli occhi l’urlo di Tardelli nella finalissima del “Mundial 1982” di Spagna inseguito da tutti i compagni dopo aver realizzato il 2-0. O la corsa di Grosso nel 2006 proprio in Germania, dopo il gol che spezzò nei supplementari i sogni di gloria della squadra di casa ad un passo dalla finale.

Madrid e Dortmund. Due città geograficamente lontanissime ma molto vicine nella mente dei tifosi italiani. L’Italia di Bearzot, dopo aver eliminato Argentina e Brasile, le due squadre più forti al mondo, schiantò la Germania Ovest in finale grazie ai gol di PablitoRossi, Tardelli e Altobelli, prima dell’inutile gol di Breitner. Fu un Mondiale epico, dominato dagli azzurri dopo un inizio stentato, fatto di tre pareggi contro Polonia, Perù e Camerun. Un torneo che ricorda da vicino quello di oggi con l’Italia passata per il rotto della cuffia dopo due pareggi contro Spagna e Croazia e una vittoria contro l’Irlanda.

E poi la Nazionale di Lippi che raggiunge la sua massima goduria in semifinale contro i padroni di casa, con Grosso che si fa tutto il Westfalenstadion scuotendo la testa, incredulo, dopo aver realizzato il gol del vantaggio ad un minuto dai calci di rigore. Una festa legittimata dallo splendido raddoppio di Del Piero, che insieme a Cannavaro alzerà al cielo la coppa di Berlino qualche giorno più tardi. Dolci, dolcissimi ricordi, che riaffiorano quando si pensa alla Germania, una volta divisa tra Est ed Ovest e ora riunita da un muro che non c’è più. Gli stessi tedeschi che giovedì cercheranno la rivincita, guidati da Loew che quella semifinale la visse da allenatore in seconda agli ordini di Klinsmann.

Un tecnico che non vede l’ora di rifarsi e vendicare quel bruciante ko consumatosi proprio di fronte al pubblico amico. Un’onta da cancellare in fretta. Ma la cabala è dalla nostra e i “crucchi”, seppur giovedì restino i favoriti, sono sempre usciti con le ossa rotte dalle fase finali di una manifestazione calcistica quando hanno incrociato i colori azzurri. Indimenticabile ed indelebile l’epico 4-3 di Città del Messico al Mondiale del 1970. Una semifinale passata alla storia e finita su tutti gli annali di calcio grazie a Rivera che fece esplodere la nazione dopo una battaglia durata 120′ minuti e che aveva visto Burgnich e Riva pareggiare la doppietta di Mueller ai supplementari. Contro la Germania mai partite banali, ma sempre memorabili battaglie. Ora speriamo di vincere la “guerra” e ripetere gli exploit del 1982 e del 2006, magari bissando il trionfo del 1968 quando alzammo al cielo la coppa battendo la Jugoslavia in finale dopo la ripetizione (all’epoca non c’erano i calci di rigore). La cabala è dalla nostra. Prandelli e i suoi ragazzi ci credono. Tutta l’Italia ci crede.