Chi non si è commosso ieri sera guardando il concerto Emilia alzi la mano: impossibile non farlo, io per prima ho versato qualche lacrimuccia. La sensazione era di autentica vicinanza con le vittime del terremoto. L’atmosfera era veramente incredibile e densa di passato, in una serata dominata dal ricordo di un grande emiliano assente, Lucio Dalla, omaggiato ed evocato dai suoi più cari amici di sempre con Piazza Grande e L’anno che verrà.

 Tanto di cappello dunque agli organizzatori della serata e agli artisti che sono intervenuti, è stata un’iniziativa davvero coraggiosa, messa in piedi in meno di venti giorni e riuscita in maniera ottimale con la vendita di oltre 40.000 biglietti. Però, se proprio devo dire la verità, qualche critica mi vien spontanea, spero non me ne vorrete troppo.

La prima riguarda la conduzione: il buon Frizzi, ormai brizzi visto il colore dei capelli, cosa ci faceva sul palco? Non dovevano essere tutti nati in Emilia? Certo, sicuramente meglio del presuntuoso Red Ronnie, ma la conduzione mi riecheggiava una sorta di Miss Italia mista alla Partita del cuore della Nazionale Cantanti.

Si parte con Zucchero, secondo il mio parere il più big tra i big della serata. E infatti arriva per primo e se ne torna a casa per cena. Canta “La canzone della Domenica”, è evidentemente commosso, ma con “Per colpa di chi”: vien voglia di scatenarsi nel ballo, il pubblico è giovane, dalle telecamere si cerca di indovinare l’età: 23 la media. Francesco Guccini è un poeta, un sopravvissuto, vederlo sul palco fa sempre impressione, ma bisognava proprio cantare Il vecchio e il bambino? Da brivido, certo, ma era proprio necessario essere così malinconici? Continua l’esibizione duettando con la “storica” Caterina Caselli che non perde occasione per rammentarci quanto onorati dobbiamo essere ad averla tra le star della serata, ma è stonata come una campana e la performance è anche questa da brivido, di vergogna però. “Arrivederci, amore, ciao”.

E’ la volta di Luciano Ligabue che entra in scena ma non fa scattare la scintilla, le sue performance sembrano loffie, fin troppo educate, avrà giocato l’emozione o forse la canzone che ha cantato Il giorno di dolore che uno ha ha abbattuto pure lui. Ma Liga, un po’ di rock!

Come un fulmine a ciel sereno arriva ad animare gli animi la sessantanovenne Raffaella Carrà che in una forma smagliante, invidiabile, da farci la firma subito ci canta Rumore. Ad un concerto a favore dei terremotati mi sembra un po’ di dubbio gusto, ma è proprio vero allora che la lingua batte dove il dente duole: surreale.

Dopo i Nomadi che tra le altre ci regalano un evergreen Vagabondo che son io (comincio a contare gli sbadigli) arriva Alessandro Bergonzoni che si esibisce in un geniale e commovente monologo dedicato alla terra.

Gaetano Cureri duetta con Morandi (vestito da 012) e cantano Chiedi chi erano i Beatles, forse avrebbero dovuto cantare chiedi chi era Morandi davanti ad una platea di giovani come era quella del Dall’Ara.

L’omaggio a Lucio ci fa capire che ci manca Lucio, soprattutto in una serata come questa. A questo punto mi domando chi ha deciso la scaletta, perché l’unico giovane sotto ai 50 anni è arrivato dopo un’ora, finalmente esce Nek, che oltretutto è anche più innovativo, perchè a differenza degli altri artisti , lui Laura non c’è mica la canta, botta di gioventù. Sorvolerei su Tomba, sopra le righe, cos’erano quegli urli? Frizzi ringrazia e manda a casa. Una vera tristezza vedere un campione ridursi in quello stato.

Ma Paolo Belli, perché canta tanto? Non lo capirà mai nessuno, forse perchè low cost e compri tutto il pacchetto.

Finalmente arriva Samuele Bersani che con Giudizi Universali ci fa rientrare nell’atmosfera e ci ricorda nuovamente Lucio: in effetti fu lui a notarla. Con Chicco e Spillo il palco torna a a far due salti.

Luca Carboni arriva vestito a metà  tra Che Guevara e Vasco Rossi, forse per farci venire in mente il diniego di colui che non ha voluto esserci . Arriva il più zovinzello della serata, il buon Zésare Cremonini, che poi giovane si fa per dire, il suo primo successo risale al 1999. Lo raggiunge con un acuto la Pausini che finalmente sveglia tutti. Fine primo tempo. Stiamo scherzando?

L’ultima parte del concerto la apre Mingardi che arriva con lo sguardo alla Vasco ma è vestito  in pigiama, sembra non si senta bene l’audio ma la verità è che il 90% della gente non conosce le sue canzoni. Per ora si respira tanto passato, poco presente e zero futuro. Essendo tardi arriva il momento delle nine nanne con il Maestro Andrea Griminelli. Qui si inizia a puntare la sveglia.

Ma Raul Casadei l’hanno invitato? Eccoci al momento tanto atteso ore 24 e 50: raccolti 2 milioni e 50mila euro, complimenti davvero. Chiudono i Nomadi senza arte né parte, niente bis, niente saluti finali di gruppo (che forse non era proprio così unito allora).

Grazie Emilia, dunque, ma cosa ti è successo musicalmente parlando? Forse è il caso che si prenda spunto da questo concertone per cercare di rinnovarsi davvero, per trovare nuovi talenti e in futuro portare sul palco nomi un po’ più contemporanei, Dobbiamo fare uno sforzo per arrivare a un rinascimento, ma finché i discografici dicono che Amici è il futuro, c’è veramente poca speranza per la nostra Signora Musica.