Non se ne capisce il motivo… e forse è meglio così. Ma perché il signor Rossi se la prende con il suo chitarrista di una vita? Perché ne disconosce l’amicizia, lo sconfessa come compagno di strada e addirittura lo qualifica come musicista di scarso interesse?

In fondo Maurizio Solieri si è solo liberato di una apparente vicinanza ideale raccontando che nemmeno lui, che ci lavora insieme da oltre trent’anni, capisce più cosa passi per la testa del cantautore di Zocca, che nemmeno lui oramai ci parla più e che forse sta male. Non sembrerebbero peccati mortali da meritare scomunica, soprattutto da parte del Grande Peccatore Vasco, colui che proclama da sempre e a gran voce la sregolatezza.

Nella sua risposta piccata il signor Rossi si toglie lo sfizio di indicare il suo chitarrista come un musicista mediocre fino al punto di giustificare la scelta di un professionista americano con la presunta limitatezza artistica e la scarsa capacità di innovazione del Solieri riducendolo di fatto al ruolo di “orchestrale”.

In questo il signor Rossi deve spiegare, e non tanto a noi quanto al suo pubblico adorante e pagante, il motivo di tutte quelle pose sul palco abbracciato alle gambe del suo chitarrista durante i “soli”, musicista spesso poi confermato anche in sede di registrazione. La gente che ha comprato dischi e biglietti in tutti questi anni ci ha creduto sempre e ha sempre pagato con soldi buoni, per quale motivo Rossi allora ha riproposto un elemento che ora dichiara non essere alla sua altezza? Tutto questo non è bello né corretto.

 “Questa è la dura legge del Rock, caro Maurizio!” ha scritto. Concordo, la legge del R’n’R è dura e sul palco vanno solo i migliori, o meglio dovrebbe essere così. Ma che ne sa un autore di canzonette vestite di Rock di tutto questo? Per di più Solieri è proprio, fra l’altro, uno dei degli autori delle canzoni del Vasco, insieme a Tullio Ferro, Gaetano Curreri e Massimo Riva, mentre Rossi nello scrivere musica è piuttosto scadente e in questo lui sì negli anni non è cresciuto nemmeno un poco, ma forse non l’ha nemmeno cercata questa evoluzione che invece pretende dagli altri, perché poi avrebbe dovuto visto l’enorme successo dei suoi prodotti musicali.

E’ evidente però che l’arte, come il Rock, stiano altrove. Certamente nei testi, vera chiave del consenso messianico  e delle aggregazioni di masse immani ai suoi concerti e delle vendite. Questo però è un parlare di industria, di impresa, di “prodotto Vasco”, non di arte, parola che nemmeno Bruce Springsteen usa per sé stesso, l’ha visto lei un concerto del Boss dal vivo signor Rossi? Dei RHCP o dei REM almeno? Degli Stones o dei Led Zeppelin…? dei vecchi Who, dei Clash, di Jeff Beck o di David Byrne…? nemmeno Lou Reed? Altra roba il Rock, signor Rossi, molto diverso dalle sue canzonette “vestite” di Rock, “lullabies” le chiamano gli americani (che il rock l’hanno inventato). 

Eh già, proprio dura la legge del Rock. Ma niente di male Signor Vasco, dispiace questa acredine scatenata nei confronti di uno che, comunque sia, le ha sempre dato il massimo, anche quando in sala di incisione lei e il suo produttore arrivavate con un pacco di LP alto una spanna dai quali scopiazzare, ho assistito attonito alla “cura” imposta a Maurizio quando doveva suonare e la domanda è  come possa crescere artisticamente un musicista cui viene imposto di scimmiottare altri. Ma questa è la storia della discografia italica irta dei provincialismi di produttori sempre pronti a pararsi il culo con degli ammiccanti nomi stranieri piuttosto che a sviluppare i talenti che si hanno sottomano.

Fornisco un esempio di stile e coerenza da parte di uno che era rigorosamente sregolato, Lucio Dalla al quale, quando gli veniva rinfacciata la assonanza dei dischi dei suoi musicisti quali Ron, Stadio, Carboni… con i suoi dischi quasi a denotare che la sua imponenza artistica creasse dei cloni, come se fosse lui a fare tutto anche nei loro dischi, Lucio rispondeva che era un errore grossolano e che erano i suoi dischi a suonare così perché c’erano quei musicisti, perché quello era il loro sound e che il talento che quei musicisti gli regalavano non era misurabile con un valore diverso dal suo. Altra classe, altro stile.