Uno sconosciuto ragioniere di Legnano è la chiave per aprire il forziere degli affari segreti dei Gavio, una delle famiglie più potenti e riservate del capitalismo italiano, padroni dell’impresa di costruzioni Impregilo, gestori di grandi autostrade come la Milano-Torino, da sempre legatissimi a Mediobanca. Il ragioniere in questione, origini salernitane, 57 anni, si chiama Matteo Rocco e amministra un patrimonio che vale svariate centinaia di milioni di euro. Fino a pochi giorni fa Rocco era un signor nessuno, lontano, lontanissimo dai riflettori delle cronache. Sconosciuto ai giornali, anche quelli specializzati, il tesoriere dei Gavio ha gestito nell’ombra affari miliardari, tra Montecarlo, la Svizzera e altri paradisi offshore. E un grande istituto come Veneto Banca gli ha affidato un mandato benissimo retribuito come procacciatore di affari.

Rocco è stato un uomo invisibile fino a una mattina di dicembre dell’anno scorso, quando la Guardia di Finanza ha bussato alla porta del suo ufficio di Legnano. Il pm di Monza Walter Mapelli sospetta che Rocco abbia giocato un ruolo non secondario nel controverso affare del luglio del 2005, quando la Provincia di Milano guidata da Filippo Penati del Pd, comprò per quasi 240 milioni il 15 per cento dell’autostrada Milano-Serravalle ceduto dai Gavio. Un prezzo esagerato secondo una mezza dozzina di perizie. Penati è finito sotto inchiesta per concorso in corruzione. Di certo, grazie all’acquisto deciso dall’ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, i Gavio sono riusciti a realizzare un profitto colossale. Addirittura 176 milioni di euro.

Che c’entra Rocco? Semplice: gli investigatori ritengono che il ragioniere di Legnano abbia gestito la “movimentazione riservata all’estero dei fondi profitto della vendita delle azioni della Milano-Serravalle”. Addio uomo invisibile, allora. Addio signor nessuno. Tra le carte sequestrate dalla Guardia di Finanza saltano fuori contratti con società svizzere, del Liechtenstein, di San Marino, in Romania, addirittura del Belize, uno staterello caraibico a cui viene intestato uno yacht Ferretti. Niente di illegale, almeno fino a prova contraria.

La mole di carte al vaglio del pm Mapelli racconta però solo una parte della straordinaria carriera del riservatissimo Rocco. Il quale ha un solo incarico ufficiale tra le mille società dell’impero dei Gavio, quello di consigliere di amministrazione della Astm, l’Autostrada Torino-Milano quotata in Borsa. Ed ecco la prima sorpresa. Rocco è approdato in consiglio come candidato di una lista di minoranza presentata dalle Assicurazioni Generali, azioniste di Astm con una quota di poco inferiore al 5 per cento. Come mai il più grande gruppo assicurativo del Paese ha scelto proprio Rocco per rappresentarlo? A questo proposito va segnalato che Benito Rocco, fratello di Matteo, ha fatto una gran carriera della compagnia triestina fino alla poltrona di direttore generale, qualifica con cui è andato in pensione alcuni anni fa. Il bello è che Matteo Rocco siede nel consiglio di Astm come “amministratore indipendente”, proprio lui che riceve ricchissimi compensi dai Gavio, gli azionisti di maggioranza della società quotata.

Per capire chi è davvero Rocco e come sia approdato alla corte dei Gavio bisogna fare un passo indietro di alcuni mesi, al 23 febbraio scorso. Quel giorno, ad Albenga, in Liguria, si celebrano i funerali di Sergio Casillo, già direttore della filiale di Montecarlo della Banca del Gottardo. Casillo si è portato nella tomba i segreti di molte famiglie importanti del capitalismo nazionale, tutti clienti della Gottardo. Rocco conosceva bene Casillo. Il giorno dei funerali anche lui è ad Albenga per dare l’estremo saluto al suo amico. Sarà un caso, ma alla Banca del Gottardo di Montecarlo aveva domiciliato i conti di famiglia anche il banchiere Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit e legatissimo ai Gavio, che lo hanno appena nominato presidente di Impregilo.

Un suo ex collega descrive Rocco come “uno sveltissimo, della vecchia scuola dei trader di Borsa”. Il tesoriere occulto dei Gavio ha lavorato al Monte dei Paschi, al San Paolo di Torino, a Banca Intesa, e poi si è messo in proprio a Lugano. Quando stava al Monte dei Paschi forse Rocco è andato un po’ troppo svelto. Nel 2001 viene pizzicato dalla Consob che lo accusa di aggiotaggio (manipolazione dei prezzi Borsa) e lo denuncia alla procura di Milano. L’indagine viene archiviata. Di lì a poco Rocco lascia il Monte dei Paschi e finisce al San Paolo che poi si fonde con Intesa. Nel luglio 2005, quando i Gavio incassano i soldi (pubblici) della vendita del 15 per cento della Serravalle, il loro tesoriere lavora alla Banca Intesa di Lugano. Caso singolare: è sempre Intesa a finanziare la provincia di Milano per l’acquisto.

Nel 2009 Rocco lascia gli incarichi bancari in Svizzera, ma è suo figlio Eugenio (ingegnere, classe 1982) a entrare al vertice di una società di gestione patrimoniale luganese, la Uip Wealth management, che viene messa in liquidazione a dicembre 2011, poco dopo la perquisizione della Guardia di Finanza nell’ufficio di Legnano del tesoriere dei Gavio. Che cosa fa Rocco jr nella vita? Lo troviamo come gestore del Grand Hotel Royal & golf di Courmayeur, cinque stelle e 200 anni di storia. Il presidente della società di gestione dell’albergo superlusso (società intestata a due fiduciarie) è suo padre Rocco. Il quale fino a un paio di anni fa compariva anche tra i soci del Campus Biomedico, l’università dell’Opus Dei.

Poi il pacchetto di azioni è stato ceduto alla società MR consulting. MR come Matteo Rocco. Presso questa società i Gavio hanno depositato azioni per 1,3 miliardi. Il tesoro dell’uomo invisibile.