Ora inizia l’operazione di ricerca dei riscontri di quello che l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi ha raccontato al gip nell’interrogatorio di garanzia di sabato, durato oltre 7 ore. La corrispondenza tra il senatore arrestato dopo il via dell’aula di Palazzo Madama e l’ex segretario del partito Francesco Rutelli finisce nel calderone dell’inchiesta sull’appropriazione di almeno 25 milioni di euro. Lusi non ha solo parlato, ma ha anche fornito della documentazione. Lettere, note, email. Tra l’altro ci sono due lettere di Rutelli a Lusi e due email, 10 pagine in tutto, del senatore all’attuale leader dell’Api. Le missive di Rutelli sono, la prima, scritta di pugno, molto breve, circa 10 righe, e farebbe riferimento ad alcuni meccanismi relativi a fondi e finanziamenti. La seconda è redatta al computer e sarebbe incentrata sulla distribuzione dei soldi “per evitare che finissero al Pd”. Tutto è ora nelle mani del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del sostituto Stefano Pesci, gli stessi che hanno chiesto ed ottenuto l’arresto di Lusi per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita. 

I punti chiave dell’interrogatorio di Lusi sarebbero due. Il primo: le lettere di Rutelli, come scrivono Repubblica e Corriere della Sera, riguardano la destinazione dei rimborsi elettorali ottenuti dalla Margherita dopo lo scioglimento e la fusione con i Ds nel Partito democratico avvenuta nel 2007. L’ex tesoriere non ha saputo dire quale uso facessero di quel denaro i destinatari. Ma era Rutelli a dare indicazioni. Tanto che Lusi porta un appunto siglato “FR”, come riporta Repubblica, in cui viene definita “l’architettura della spartizione”. Una nota che non riporta alcuna data, ma che il senatore arrestato fa risalire al 2009. Qui viene spiegato come deve essere distribuito un milione e mezzo di euro che Lusi deve prelevare dalle casse della Margherita: 600mila euro sono destinati a Rutelli, il resto andrà distribuito tra altre personalità legate alle varie correnti interne del partito. Qui spuntano i nomi di Enzo Bianco e Matteo Renzi. 

In una delle email inviate all’ex vicepresidente del Consiglio, invece, si parla dell’indicazione “concordata” secondo la quale il denaro del partito sarebbe stato separato seguendo il patto “60/40” (60 per cento e 40 per cento in proporzione alle correnti) e soprattutto sarebbe stato convogliato su associazioni e fondazioni per dare meno nell’occhio. 

Il secondo aspetto riguarda invece le operazioni immobiliari delle quali – secondo la ricostruzione di Lusi – Rutelli non sarebbe stato solo a conoscenza, ma avrebbe addirittura agevolato suggerendo di costituire la società offshore. Circostanza che l’ex dirigente democratico non solo ha smentito, ma in merito alla quale ha anche presentato querela. Secondo Repubblica Lusi al gip avrebbe detto che la storia degli immobili “è da Francesco che partì”: “Il televisore era acceso a forte volume, come al solito – è il virgolettato attribuito al senatore – e Francesco mi rappresentò la necessità di investire parte della liquidità della Margherita in immobili. A quel punto io obiettai che se li avessimo intestati a una società fiduciaria italiana questa sarebbe stata facilmente tracciabile e altrettanto facilmente si sarebbe potuto risalire ai suoi effettivi beneficiari e fu allora che, guardandomi mi disse: sbaglio o tua moglie è canadese?”. 

Ieri Rutelli è tornato sull’interrogatorio del suo ex tesoriere: “Lusi – ha dichiarato – ha cambiato nuovamente la versione delle sue menzogne. Prima ha confessato di essersi impadronito di 12,9 milioni della Margherita per fare operazioni immobiliari ad esclusivo beneficio proprio. Poi ha sostenuto allusivamente di aver fatto queste ruberie nell’ambito di un ‘mandato fiduciario’ del gruppo dirigente del partito, smentito dalla moglie la quale ha ammesso che il disegno era di appropriazione a beneficio della famiglia. Oggi, ammetterebbe di avere rubato un tot di milioni per sé, ma afferma nientemeno che ville e appartamenti, beni in Canada, a Roma, Genzano, Capistrello, Ariccia, tutti intestati a sé e ai familiari, erano accumulati per conto di una cosiddetta ‘corrente rutelliana’! Il percorso di uomo libero di Lusi si è fermato, ma quanto a lungo durerà il tormento delle sue vittime? La verità finisce comunque schiacciata sotto le menzogne del calunniatore”.

E secondo il senatore Bianco, “Lusi avrebbe indicato me personalmente quale garante di una presunta spartizione di finanziamenti della Margherita fra rutelliani e popolari. Ciò è non solo del tutto falso e destituito di ogni fondamento, ma anche colpevolmente denigratorio. L’indicarmi, inoltre, come rappresentante dei popolari, in un ipotetico e falso accordo di suddivisione delle risorse della Margherita, dà prova evidente della dolosa infondatezza della circostanza, dal momento che la mia storia politica non ha mai avuto nulla a che vedere con i popolari”.