Che strano paese è il nostro! C’è un Istituto di ricerca che da più di cinquant’anni svolge attività di ricerca per migliorare la qualità di quello che mangiamo, per informare e tutelare i consumatori che poi siamo noi.

L’alimentazione è uno dei bisogni ontologici primari, è uno degli elementi fondamentali per la salute e la qualità della vita. Mentre l’Europa si preoccupa di affrontare le tematiche che riguardano l’alimentazione e la sicurezza alimentare, in Italia invece, chi si occupa degli stessi temi rischia di trovarsi a breve senza lavoro perché il Ministero preposto non ha fondi per pagare stipendi e costi di struttura. Figuriamoci poi se ci sono soldi per finanziare la ricerca.

Poco male, penseranno i sostenitori del libero mercato, visto che la domanda esiste se ne occuperanno i privati. Peccato che la ricerca sulla nutrizione deve essere pubblica, a livello nazionale e internazionale, per garantire la neutralità e l’obiettività dei risultati.

Vero, siamo in crisi. Vero, dobbiamo spendere meno. Il che non vuol dire tagliare in modo indiscriminato, “facile”. Si tratta di capire come spendere in modo efficace ed efficiente senza buttare via quanto accumulato nel tempo. Le conoscenze scientifiche in ambito nutrizionale sono una risorsa strategica per l’Italia. Sentito parlare della dieta mediterranea? Negli anni Ottanta varie campagne informative, pianificate e condotte da questo Istituto di ricerca, hanno diffuso su scala internazionale, dopo averli dimostrati applicando in modo onesto e trasparente il metodo scientifico, i principi e i benefici della Dieta Mediterranea (nel 2010 riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Immateriale e Culturale dell’Umanità), adattandoli alla vita moderna.

Se il sistema agricolo-alimentare del Paese (15% del Pil nazionale) continua a crescere in termini di competitività e mercati, è anche grazie alla loro attività e ai risultati dei loro studi che non possono quindi considerarsi un costo ma un investimento.

Quello che mangiamo determina il nostro stato di salute. Non ha senso ridurre i costi della ricerca alimentare per aumentare quelli della spesa sanitaria per le malattie indotte o aggravate da un’alimentazione sbagliata.

Che strano paese è il nostro…

Stiamo parlando dell’Inran: Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione. Il ministero che vigila è il MiPAAF, ovvero Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. 

Se pensate che meritano di esistere, prima andate a vedere cosa fanno sul loro sito, poi mandate un messaggio di sostegno all’indirizzo assemblea.inranroma@gmail.com.

La prossima volta che mangiate, pensate a loro…