Cambio di guardia alla presidenza del Paraguay. Il vicepresidente Federico Franco ha preso il posto del presidente Fernando Lugo, che è stato destituito ed ha accettato di lasciare il potere al termine del via libera del Senato ad un processo di impeachment sempre da parte della camera alta del paese. Lugo, un ex vescovo di sinistra di 61 anni era stato accusato di “inettitudine e mancanza di decoro”, in particolare per le sue responsabilità nell’aumento della violenza nello stato sudamericano. La settimana scorsa infatti negli scontri tra polizia e contadini che occupavano una fattoria, sono morte 17 persone, tra cui 8 agenti. La denuncia contro l’ex presidente, presentata al Senato dall’estrema destra, contiene però alcune argomentazioni poco chiare, come ad esempio la presunta responsabilità del presidente per “l’insicurezza” nel paese e il fatto di aver favorito “un clima di confronto politico” ad Asuncion. La sfiducia all’ex vescovo è stata approvata con 39 voti favorevoli e 4 contrari mentre il giorno prima, la destituzione era stata votata a larga maggioranza anche dalla camera bassa del Congresso. In entrambe le Camere siedono a maggioranza esponenti dell’opposizione al capo dello Stato. 

Poco dopo la destituzione, nella centrale Piazza delle Armi di Asuncion, dove fin dal mattino si sono radunati migliaia di simpatizzanti del capo dello Stato, per lo più contadini, sono scoppiati degli incidenti con la polizia. 

Federico Franco, 49 anni, ex alleato di Lugo, è diventato negli ultimi tempi il suo principale avversario. Cattolico e medico di professione, fa parte di una nota famiglia di politici di Asuncion, da sempre in prima fila nel partito Liberale. Inoltre il neo presidente è stato governatore della regione Central, area che circonda la capitale. E’ diventato vicepresidente dopo le elezioni del 2008, quando i liberali decisero di allearsi con l’ex vescovo proprio in occasione del voto. I “liberales” di Asuncion diedero così un sostegno chiave a Lugo, e cioè quasi il 70 per cento dei voti andati alla Alianza Patriotica per il cambiamento (Apc), la coalizione guidata dallo stesso ex presidente. Fin da subito dopo la vittoria elettorale, Franco e Lugo entrarono in collisione, anche perché – si afferma ad Asuncion – il presidente preferì dialogare con settori del partito Liberal estranei a Franco. Negli ultimi tempi, quest’ultimo ha più volte accusato l’ex presidente di metterlo da parte e non ascoltarlo nelle decisioni più importante del governo, senza farlo per esempio partecipare nelle riunioni di gabinetto.

Le reazioni – L’impeachment però è stato intanto respinto dal’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur). Il venezuelano Ali Rodriguez ha avvertito che i paesi dell’Unasur potrebbero applicare la clausola democratica prevista dall’organismo, e non riconoscere quindi il governo che prenderà il posto dell’esecutivo di Lugo. “L’Argentina non riconoscere un colpo di stato” in un paese vicino ha dichiarato Cristina Fernandez Kirchner, definendo quello che è successo in Paraguay “inaccettabile per una regione che ha definitivamente superato questo tipo di situazioni non democratiche”. La presidente argentina – che ha detto di essersi già consultata con Dilma Rousseff, presidente del Brasile, e Josè Mujica, dell’Uruguay, gli altri membri del Mercosur (l’unione doganale sudamericana)  insieme al Paraguay – ha inoltre detto che i paesi della regione decideranno “una linea d’azione comune”.

Più cauta la dichiarazione del Messico che da una parte riconosce la legittimità del giudizio politico del parlamento – che ha messo sotto impeachment Lugo come responsabile degli scontri di venerdì scorso nella provincia rurale di Curuguaty, nei quali sono morti 11 contadini e sei poliziotti – ma sottolinea come al presidente non sia stato dato, lo spazio e il tempo per una giusta difesa. “In questo difficile contesto, il Messico riconosce il coraggio e lo spirito civico dell’ex presidente Lugo di rispettare la decisione del Senato per trovare una soluzione alla crisi politica”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri che sottolinea che è “indispensabile” che si garantisca l’incolumità di Lugo e si “mantenga il dialogo politico evitando atti di violenza”. “La Bolivia non riconoscerà un governo che non esca dalle urne e con il mandato del popolo”, ha detto Evo Morales. A cui ha fatto eco il presidente ecuadoriano, Rafael Correa, che ha detto “che il suo governo non riconoscerà nessun presidente paraguayano se non il legittimamente eletto Lugo”. E di “golpe esecrabile” parla Hugo Chavez: “Hanno defenestrato Lugo dalla sera alla mattina senza dargli il tempo di difendersi, così fanno i borghesi”, ha detto il presidente venezuelano.