Legalizzare la vendita della marijuana per togliere i profitti dalle mani dei trafficanti. Il governo uruguaiano ha allo studio un piano per mettere la produzione e il commercio della cannabis sotto il controllo statale. L’acquisto sarà permesso soltanto agli adulti, che dovranno registrarsi in una speciale banca dati governativa e potranno comprare un numero limitato di sigarette al mese. I guadagni saranno reinvestiti per finanziare le strutture di riabilitazione per tossicodipendenti. E si leveranno dalle tasche dei trafficanti circa 75 milioni, tanto il governo stima sia il giro d’affari legato alla marijuana nel Paese.

Il disegno di legge, di cui ancora mancano i dettagli, sarà presto presentato al Parlamento sebbene manchi ancora una data precisa. Il provvedimento fa parte di un più ampio pacchetto di leggi per contrastare l’aumento della criminalità che il governo di sinistra guidato dal presidente José Mujica si appresta a varare. “E’ una battaglia su due fronti: sia contro il consumo sia contro il traffico”, ha spiegato il ministro alla Difesa, Eleuterio Fernandez Huidobro, “riteniamo che i problemi sociali causati dal proibizionismo siano più gravi di quelli causati dalla droga stessa”.

Se il Parlamento dovesse dare il proprio via libera, quello di Montevideo diventerebbe il primo governo a vendere ai suoi cittadini marijuana. Le opposizioni hanno già sollevato le proprie obiezioni paventando che la legalizzazione aumenti il consumo e esortando il governo a mettere in campo misure affinché ciò non avvenga.

Già adesso il consumo di per sé non è illegale. Una legge del 1974 lascia tuttavia discrezione al giudice di decidere quale quantità possa essere considerata per uno personale o spaccio. Secondo i dati della Junta Nacional de Drogas, il 20 per cento delle persone tra i 15 e i 65 anni ha dichiarato di aver fumato almeno una volta nella vita. Il 5 per cento dice di essere invece un consumatore abituale. A preoccupare il governo di Majica è soprattutto il crimine, con la lotta tra bande criminali per il controllo del territorio. Nei primi cinque mesi dell’anno gli omicidi sono stati già 133 contro i 76 dello stesso periodo dell’anno scorso. “L’aumento degli omicidi è il sintomo dell’emergere di fenomeni prima sconosciuti nel Paese”, ha spiegato Fernadez Huidobro, secondo cui regolarizzare il mercato della cannabis sarà un disincentivo al consumo di droghe pesanti, in particolare la cocaina e il paco, ricavato dagli scarti di lavorazione della cocaina.

La lotta per la legalizzazione diventerà inoltre uno dei pilastri della politica estera uruguaiana, ha aggiunto il ministro, che contesta la decisione, poi rivelatasi sbagliata, di dichiarare “guerra alla droga” presa oltre 40 anni fa dall’allora presidente statunitense Richard Nixon e ancora alla base del contrasto internazionale al narcotraffico. Il governo di Montevideo non è solo in questa visione. Diversi leader dell’America Centrale – come quelli di Guatemala e Costa Rica – concordano nel ritenere la depenalizzazione di alcune droghe una strategia per indebolire i cartelli. Il tema è stato anche al centro del vertice delle Americhe dello scorso aprile a Cartagena, in Colombia. Il tabù della legalizzazione non è stato tuttavia infranto per l’opposizione degli Stati Uniti che continuano a ritenerla una soluzione inadeguata. Alla fine l’unico risultato è stato dare incarico all’Organizzazione degli Stati americani di redigere uno studio per esplorare misure e vie alternative per la lotta contro il narcotraffico.

di Andrea Pira