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Cooperazione internazionale, la crisi di un sistema

Milano ospiterà a fine settembre il primo Forum della Cooperazione Internazionale, promosso dal ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi. Sarà un happening di un giorno e mezzo avente come obiettivo fare incontrare la cosiddetta società civile per discutere del futuro della cooperazione internazionale. Momento quanto mai cruciale per discutere di un settore in piena ed evidente crisi, di fondi e di idee, vittima del prosciugamento delle finanze pubbliche dei Paesi sviluppati, che ormai considerano un lusso poter destinare risorse ad altri contesti geografici ed economici.

Proprio perché è un evento di rilevanza, speriamo che tutto il sistema sappia cogliere l’occasione. Le prime avvisaglie destano qualche preoccupazione: il Forum sarà infatti organizzato attorno a 10 tavoli tematici con titoli roboanti quali “Come l’Italia immagina lo sviluppo post mondiale 2015” e “Verso una strategia multilaterale unitaria: Nazioni Unite, banche”. Argomenti macro, di forte interesse accademico per i tanti studenti che speriamo intervengano al Forum, ma che mancano parzialmente quello che dovrebbe essere il vero target di questa iniziativa: discutere in maniera pragmatica di quali meccanismi il sistema paese Italia è in grado di dotarsi per valorizzare il settore.

I punti nodali della questione, a mio avviso sono tre:
1) preso atto che il bilancio pubblico per qualche anno sarà forzatamente destinato ad altro, quali meccanismi alternativi di finanziamento per la cooperazione allo sviluppo esistono, oltre alla ormai consunta promozione del partenariato pubblico-privato?
2) i pochi grandi donatori rimasti hanno intrapreso congiuntamente la strada della cooperazione decentrata, trasferendo i finanziamenti in loco per poter erogare fondi direttamente alle organizzazioni nei paesi in via di sviluppo, senza passare per l’intermediazione delle Ong europee. Di questo passo, queste ultime sono destinate a scomparire, a meno che si definiscano alcuni ambiti di intervento specifici in cui specializzarsi. Quali sono questi ambiti? In quali l’Italia vuole essere attore protagonico?
3) Tutti gli stati che fanno seriamente cooperazione (Paesi scandinavi, Giappone, Canada, Germania per citarne alcuni, ma anche la Spagna stessa) hanno istituito un’Agenzia tecnica per la cooperazione allo sviluppo, coordinata strategicamente con il Ministero degli Esteri ma con propria autonomia gestionale e operativa, con indubbi e comprovati vantaggi in termini di agilità, velocità di intervento e competenza delle risorse dedicate. Vi sono chiaramente vari nodi da sciogliere per attivare una riforma di questo tipo, ma quale miglior occasione del Forum per confrontarsi con il settore e valutare la fattibilità di una proposta di questo tipo?

Il governo attuale, non avendo eccessive preoccupazioni elettorali, ha messo mano in poco tempo a dossier delicatissimi (pensioni, mercato del lavoro), andando anche contro interessi forti e consolidati. La speranza, non ancora abbandonata, è che in questo anno che ci rimane davanti non si perda l’occasione per ribaltare il sistema della cooperazione allo sviluppo italiano con riforme strutturali, senza disperdere risorse ed energie in avvenimenti di impatto strategico inversamente proporzionale a quello mediatico. Per questo speriamo che nel Forum di settembre ci sia spazio per discutere dei temi sopracitati, magari meno nobili di dibattiti sul futuro del mondo ma certo più strumentali al rilancio di un settore in graduale disarmo.

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