Il paradiso dei cinefili è qui. Bologna, dal 23 al 30 giugno 2012, per la 26esima edizione del Cinema Ritrovato. Il primo con la Cineteca di Bologna trasformata in Fondazione, il primo nell’epoca della crisi economica che ha visto come prima vittima il cosiddetto settore culturale, di cui il cinema è di certo il più grande azionista.

E nonostante in città si producano improbabili numeri da capogiro nel settore (siamo precisi, il Biografilm Festival ha appena dichiarato un afflusso di 55000, cinquantacinquemila, persone) il Cinema Ritrovato per bocca del coordinatore della kermesse, Guy Borlée dà numeri un po’ più normali, ma parecchio solidi: 317 pellicole (sì, pellicole, non dvd), 4 sale per le proiezioni più la grandissima piazza Maggiore, 1000 accreditati provenienti da oltre 35 paesi, 140 volontari per la nobile causa.

E l’inizio, anzi il preludio, è da capogiro. Perché venerdì 22 alle 22 in Piazza Maggiore verrà proiettata l’extended version di C’era una volta in America, presentata al festival di Cannes in anteprima mondiale un mese fa e ora in anteprima nazionale. Presenti la figlia del maestro Sergio Leone, Raffaella; lo sceneggiatore Enrico Medioli e Claudio Mancini, il produttore esecutivo del film nel 1984.

Il programma parte ufficialmente il giorno dopo e sarà una tamburellante sinfonia di proiezioni dalle 9 del mattino alle dieci di sera distribuite tra il cinema Jolly, l’Arlecchino e le due sale del Lumiere.

Nel mazzo peschiamo l’indiano Kalpana (1948), passato dal restauro della World Cinema Foundation di Martin Scorsese, partner professionale de L’Immagine ritrovata, diretto dal regista Uday Shankar, celebre ballerino e amico di Gandhi. Oppure la copia tornata come nuova di Viaggio in Italia di Rossellini con la presentazione del cinemaniaco, nonché direttore del Torino Film Festival, Gianni Amelio. O ancora Bonjour Tristesse di Otto Preminger, con Jean Seberg, ricolorato come all’origine.

E ancora: gli omaggi a John Boorman (in piazza, lunedì 25 Point Blank con presenza del regista), a Harry Bauer e alla signora Hitchcock, Alma Reville. Senza dimenticare i grossi titoli che si vedranno in piazza: da Tess di Polanski (per la serie: Il colore ritrovato) a La Grande illusione (di cui si era persa il negativo originale) o Lola di Jacques Demy con la moglie Agnes Vardà a presentarlo la sera del quarto di finale degli Europei di calcio Italia-Inghilterra e l’augurio del direttore della Cineteca Farinelli: “Per chi non amasse gli improbabili campioni alla Buffon…”

Ma il Cinema Ritrovato è soprattutto cinema muto e pellicole ritrovate, ripulite e riproposte evitando il loro oblio. Tra le prime ci sono le pellicole del 1912, in alcuni casi perfino colorate in “tricromia”. Tra le seconde il blocco dei lavori dei sette documentaristi italiani dimenticati: Raffaele Andreassi, Gian Vittorio Baldi, Aglauco Casadio, Luigi di Gianni, Cecilia Mangini, Elio Piccon, Florestano Vancini che, assicura Farinelli “saranno una sorpresa un po’ come i lavori di Vittorio De Seta di sei anni fa”.

Sempre dalle parti del documentario e dell’invisibile ai più la sezione su Mario Ruspoli che, alla fine degli anni cinquanta, tra le altre cose, mentre John Huston girava Moby Dick con Gregory Peck, se ne andava alle Azzorre per riprendere gli ultimi pescatori di balena con i metodi tradizionali.

Da non perdere anche l’eterogenea sezione: Dopo la caduta. Il cinema e la crisi del 1929 con i film del tedesco Slatan Dudow (quello di Kuhle Wampe); Julien Duvivier; il Man’s Castel di Frank Borzage; Hard to handle di Mervyn LeRoy; New Earth dell’olandese Joris Ivens.

“Le sale si stanno trasformando”, spiega Farinelli, “e c’è il rischio che non si proiettino più le pellicole originali. Noi continueremo a farlo convinti che per questa nuova cinefilia diffusa per cui non esistono strumenti di formazione l’incontro davanti ad un grande schermo, la discussione e l’approfondimento come offre il cinema ritrovato siano un vantaggio per il mondo cinematografico internazionale”.