Nessuno a Rimini poteva credere davvero che quest’anno in spiaggia non ci sarebbero stati sequestri negli stabilimenti balneari. E infatti, anche se a stagione ormai inoltrata, i sigilli sono arrivati. Ieri sera.

In realtà, operatori balneari e amministrazione comunale se l’aspettavano fino a un certo punto, vista la maratona (e le polemiche) degli ultimi mesi sulla sanatoria paesaggistica concessa sulle spiagge d’intesa con la Soprintendenza (e informando in tempo reale la Procura), che prevede di poter pagare somme prestabilite per sanare lievi irregolarità. Una spiegazione c’è: i nuovi sequestri si riferiscono ad un sopralluogo dell’anno scorso.

Sta di fatto che ieri dopo le 18 il nucleo operativo della sezione Polizia marittima della guardia costiera di Rimini, composto da sei militari tra cui ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, ha sequestrato alcune aree del bagno 55 in esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo emanato dal Gip del Tribunale di Rimini lo scorso 8 giugno. Si tratta di un procedimento penale avviato nel settembre del 2011 dopo un sopralluogo della stessa guardia costiera al bagno, con conseguente inoltro di informativa di reato alla Procura della Repubblica per “innovazioni abusive sul demanio marittimo”, riporta la capitaneria di porto riminese.

Il concessionario dello stabilimento balneare interessato, in particolare, ha eseguito nel tempo modifiche delle strutture balneari in uso destinando le cabine spogliatoio a deposito merci varie, officina, impianto fotovoltaico ed altro. Il tutto, però, installando “nuove strutture balneari in violazione della normativa edilizia, ambientale, paesaggistica”, riportano gli ufficiali di polizia.

Complessivamente sono 19 le strutture sottoposte al sequestro giudiziario: in ballo diversi gazebo, un campo da beach volley, alcune aree pavimentate, diverse docce, ma anche palme a fusto alto e cabine. A quanto emerge, proprio recentemente i titolari della concessione del bagno 55, i fratelli Fabio e Paolo Pezzei, avevano inoltrato una richiesta al Comune (protocollata un paio di settimane fa) di demolizione delle porzioni di arenile occupato non conformi al piano spiaggia comunale.

I titolari e i loro legali, dunque, citano le carte timbrate dal Comune e aspettano che si faccia chiarezza per capire se si tratta solo di incongruenze o altro. L’assessore comunale al Territorio, Roberto Biagini, in questi mesi insieme col sindaco Andrea Gnassi ha sempre cercato un dialogo con i magistrati sulla vicenda e li ha tenuti informati sulla procedura di sanatoria definita con la Soprintendenza di Ravenna prima di questa nuova stagione balneare. A precisare che i nuovi sigilli non c’entrano con la sanatoria interviene lo stesso Biagini: “Specifico che il provvedimento cautelare eseguito dalla guardia costiera è il retaggio di un controllo effettuato nello stesso stabilimento lo scorso anno le cui risultanze (carenze di titoli demaniali per alcune pose in opera e modifiche effettuate) non sono state ottemperate dai titolari”.

Insomma, sottolinea l’assessore comunale, l’azione disposta dalla Procura “nulla ha a che vedere con il procedimento di ‘sanatoria paesaggistica’ relativo alla procedura legata al ‘Codice Urbani’ che, ricordo, prevede  l’ottenimento anche dell’autorizzazione paesaggistica per le modifiche da apportarsi sull’arenile in tutti i Comuni costieri e non solo a Rimini”.

Rimane il fatto che quello di ieri è il primo sequestro dell’anno e tra gli operatori si sta già diffondendo una certa ansia, si teme un ‘effetto domino’ anche se Biagini chiarisce che la faccenda in questo caso rappresenta un caso particolare. In attesa di capire se la sanatoria tiene aldilà degli ultimi eventi, è già scattata anche la solidarietà tra i bagnini: alcuni colleghi dei titolari del 55, fra l’altro, dopo i sequestri sono intervenuti in loro soccorso offrendo la disponibilità di docce e altre strutture.