Ricordate quando, nel Ventennio berlusconiano, i comici erano considerati gli unici oppositori credibili? Bene, oggi i comici-comici si sono liquefatti, salvo Corrado Guzzanti e Maurizio Crozza, ma il vuoto che hanno lasciato è stato subito riempito dai politici-comici: i quali ormai pensano a tutto loro, al governo e all’opposizione, alla politica e alla satira. Pensate solo ai tre attuali protagonisti della vita pubblica, e dite un po’ se quel che li distingue sono ancora le proposte politiche, divenute irrilevanti e intercambiabili in un mondo governato da fantasmi quali l’Europa e i Mercati, o non, piuttosto, tre forme diverse di comicità.

Il primo del terzetto è sempre lui, Silvio primo e ultimo, la cui disfatta comica è, se possibile, ancor più travolgente dei suoi successi trascorsi. È stato unico nel suo genere: un mix irripetibile di barzellettiere da Bagaglino e di comicità più che involontaria, direi proprio preterintenzionale. Fosse per lui, sarebbe ancora sulla breccia: il fatto è che non lo lasciano più aprir bocca. Le sue barzellette sono quelle di sempre, ma con la bella differenza, rispetto al passato, che oggi fanno allegare i denti anche ai suoi sostenitori. Di questo passo saranno i suoi tirapiedi a imbavagliarlo definitivamente, in qualche sottoscala di Arcore.

Il secondo del trio, naturalmente, è Beppe Grillo: l’unico dei grillini a potersi ancora dire tale, anche perchè proprietario del marchio, mentre tutti gli altri, dopo Parma, sono stati sdoganati, e si ritiene offensivo persino chiamarli così. Lui è stato un grande comico, popolare e sanguigno, per certi versi lo è ancora, visto che dice le stesse cose di prima, quando il suo paroliere era Antonio Ricci e il suo sponsor Pippo Baudo, solo che adesso le si considera proposte politiche, e non è nemmeno colpa sua. Un altro paroliere non da poco, un certo Bertolt Brecht, commenterebbe così questo singolare fenomeno: disgraziato quel popolo che ha bisogno di comici.

Il terzo e forse il migliore di tutti, sul piano della comicità pura, è il nostro attuale Presidente del consiglio, Mario Monti: leggetevi la sua intervista a Repubblica di domenica scorsa, inarrivabile. Espressione impassibile alla Buster Keaton, understatement all’inglese, un enorme talento per la situation comedy – che, se non si trattasse dell’Italia, dovrebbe chiamarsi situation tragedy – e soprattutto una enorme versatilità nei duetti. Ammettiamolo, certi siparietti con la Merkel sono degni di Stanlio e Ollio; non parliamo poi dei duetti con la Fornero: il marchese de Sade e il barone von Masoch, se si fossero mai incontrati, non avrebbero potuto far meglio.