Le urne in Egitto si sono chiuse alle 21 di ieri. Dal voto uscirà il nome del primo presidente del post Mubarak. Nel momento in cui è stato scrutinato il 99 per cento delle schede, il portavoce dei Fratelli Musulmani sostiene ai microfoni di Al Jazeera che il loro candidato Mohammed Morsi ha vinto le elezioni, ottenendo il 53% dei consensi. Ma lo staff dello sfidante, l’ex primo ministro dell’era Mubarack Ahmed Shafiq, replicano che a essere in vantaggio è il loro candidato che “oltre ogni dubbio è al 51,5-52 per cento”. 

Al di là degli annunci, il vantaggio di Morsi sarebbe stato confermato anche da membri degli apparati statali non coinvolti nella competizione. Ma il risultato ufficiale verrà reso noto solo nei prossimi giorni. Shafiq ha potuto partecipare alle presidenziali grazie al ripescaggio in extremis dopo che la Corte Costituzionale, la stessa che ha sciolto la Camera Bassa a netta maggioranza islamista, ha bocciato la legge che vietava la candidatura di esponenti del passato regime. Una mossa che ha scatenato polemiche e innalzato il livello di tensione nel Paese. Resta aperto l’interrogativo su quella che sarà la posizione dell’esercito che ha stretto il controllo sul Paese dopo i pronunciamenti della suprema corte. Indiscrezioni parlano di tentativi da parte delle forze armate di accaparrarsi nuovi poteri legislativi e di bilancio, in aggiunta a quelli che si sono già auto-attribuite.

Morsi aveva dato un ultimatum a militari, concedendo loro tempo fino alla fine del mese perché lascino il potere, come avevano promesso. Ma gli ultimi convulsi sviluppi fanno intravedere un allungamento della fase di transizione, che non si concluderà con l’elezione del presidente, visto che nel frattempo è stato sciolto il Parlamento e anche la validità dell’Assemblea costituente è stata messa in discussione. In assenza di una costituzione che definisca i poteri del presidente, le forze armate dovrebbero affidargli l’incarico di scegliere premier e ministri e di indire le elezioni. Terrebbero invece per loro la facoltà di legiferare e di approvare il bilancio dello Stato in attesa di un nuovo Parlamento. Ci sarebbero poi da stabilire anche i criteri per la selezione dei membri della nuova Assemblea costituente, che diventerebbe la terza in poco tempo. La prima è stata invalidata dalla magistratura perché troppo filo islamica, mentre la seconda è stata nominata due giorni prima che il parlamento venisse dichiarato illegittimo.

Il consiglio militare egiziano, comunque, manterrà il potere legislativo e di bilancio fino all’inaugurazione del nuovo Parlamento: “Si terrà a fine mese la cerimonia per il passaggio di poteri al nuovo presidente egiziano – assicura un portavoce della giunta militare -. Il nuovo presidente godrà di pieni poteri. Una volta avvenuto il passaggio dei poteri, i soldati ritorneranno nelle loro caserme ed eserciteremo il potere legislativo fino all’elezione del nuovo Parlamento”.