Mercoledì 14 giugno si è celebrato l’anniversario della fine della Guerra delle Falkland, o Malvinas, dipende da quale punto della trincea si parla. Ho detto trincea, perché nonostante siano passati trent’anni esatti dalla fine di quel conflitto durato 74 giorni, il rapporto tra i due stati, il Regno Unito e l’Argentina, è ancora teso e si infiamma ogni volta che la questione viene a galla.

Questo trentesimo anniversario ha riacceso le ostilità tra i governi di Londra e Buenos Aires che si sono provocati a vicenda a colpi di propaganda e frasi forti. La visita di alcuni politici britannici della “Commons defence committee” in questo territorio, la campagna pubblicitaria della squadra olimpica argentina girata sull’isola con tanto di slogan che dice “per competere sul territorio britannico (a Londra 2012) ci alleniamo in territorio argentino” e le sei settimane di addestramento militare nelle Falkland del principe William, sono state alcune delle tante vicende che hanno fatto notizia sui giornali britannici. Insomma, dopo tre decenni la ferita provocata da questa guerra lampo continua a essere aperta.

Per quelli che in quel 1982 erano ragazzi l’esperienza, diretta o indiretta, del conflitto ha lasciato un ricordo che ha modificato il loro modo di vedere gli argentini. Alcuni di loro hanno messo quelle orribili immagini alle spalle e continuano a vivere la propria vita in tranquillità mentre gli altri provano ancora un sentimento anti-argentino. 

Quest’odio  è ancora visibile oggi quando gli inglesi si trovano contro  gli argentini in competizioni sportive, specialmente il calcio, e quando un giocatore argentino gioca nel campionato inglese.

Quella delle Falkland fu anche una guerra che nell’arco di circa due mesi e mezzo ebbe un grande impatto sul futuro dei due paesi. La vittoria britannica sulle truppe argentine garantì la vittoria della Thatcher, che si riconfermò primo ministro e garantì ai Conservatori di governare ancora a lungo e fu invece il colpo finale per la caduta della dittatura militare del paese latino-americano che continuò a collassare fino al ritorno alla democrazia. 

Anche oggi questa vicenda ha una forte importanza politica. Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentino, usa le rivendicazioni delle Falklands come arma di propaganda nazionalista mentre il primo ministro conservatore David Cameron si gioca la sua ormai traballante leadership nel partito e al governo anche con la questione territoriale di questo dominio.

Come già detto prima, le vicende legate alla rivendicazione di questo territorio hanno prodotto negli ultimi mesi grandi colpi di scena e, mentre i britannici si raccoglievano in un commosso ricordo dei caduti di quella guerra, è arrivata un’altra sorpresa. Gli abitanti dell’isola decideranno nel 2013 con un referendum a quale dei due stati voglio appartenere.

L’atto finale della vicenda “Falklands-Malvinas”? Forse si. Di certo l’ultimo atto sarà ricco di tensione e sorprese. O forse sarà solo l’inizio di un nuovo capitolo della saga di quest’isola e del tira e molla tra Londra e Buenos Aires.

Di Cristian Sacchetti, studente a Westminter University e giornalista freelance