L’Europa sembra poter tirare un timido sospiro di sollievo sul futuro dell’euro e della stessa Unione europea dopo le elezioni ad Atene. L’Eurogruppo, nel documento stilato al termine della conference call fra i leader dell’Eurozona, ha dichiarato che il popolo greco ha compiuto ”sforzi considerevoli” e gli verrà dato “sostegno” nel processo di aggiustamento del bilancio. La speranza dell’Europa è quella della “formazione veloce” di un nuovo governo, in seguito al quale la Troika tornerà ad Atene per valutare i progressi fatti nella ristrutturazione dei conti. Lo stesso auspicio arriva anche dalla Casa Bianca.

Ad Atene ora ci sono i numeri per formare un governo pro-euro con Nea Demokratia e Pasok, che dovrebbero coalizzarsi per evitare il baratro dell’uscita della Grecia dalla moneta unica. Anche se la doccia gelata arrivata in serata dalle parole del leader socialista Evangelos Venizelos, che vorrebbe anche la recalcitrante sinistra radicale di Syriza nel governo di unità, non fa purtroppo escludere sorprese.

Il futuro dell’Europa rimane ancora incerto e permangono ancora molti dubbi sulle capacità dei leader europei di gestire la delicatissima situazione della moneta unica, ma i risultati delle urne greche danno a tutti un pò di fiato e di tempo in più, almeno fino al vertice Ue di fine giugno. Ora l’impegno è di lavorare in Consiglio Europeo per ottenere risultati netti e chiari, con l’indicazione di una strada da seguire per raggiungere l’obiettivo di un’Europa più unita politicamente, con una vera governance economica, fiscale e bancaria, con le strutture e le istituzioni necessarie per puntellare la traballante moneta unica uro di questi mesi. Questo si aspettano i mercati internazionali, questo chiede Barack Obama preoccupato dalla possibilità che il contagio attraversi l’Atlantico e getti un’ombra sulle elezioni del 6 novembre, quando si giocherà la possibilità di un secondo mandato alla Casa Bianca.

Domani e martedì nel vertice del G20 messicano gli Usa rafforzeranno il loro pressing sull’Europa e, in particolare, naturalmente sulla signora Angela Merkel, leader di una Germania sempre più sul banco degli imputati. Non c’è tempo da perdere, la strada del rigore, seppur necessario, va rafforzata da misure forti sulla crescita e sullo sviluppo. L’Europa ha pochissimi giorni per mostrare di avere la volontà politica e le idee per percorrere questa strada. Sono i pochi giorni che le hanno concesso gli elettori greci, che hanno mostrato di avere il coraggio di prendersi le loro responsabilità. Se avessero votato, dando retta alla rabbia e alla frustrazione che percorrono le strade di Atene e di tutta la Grecia, probabilmente già domani l’Europa sarebbe stata travolta dalla speculazione internazionale.

Ora la palla passa ai leader europei che si trovano al bivio. Da un lato la costruzione di una vera e forte Europa politica con la cessione di abbondanti porzioni di sovranità nazionale a Bruxelles e il recupero almeno di una parte di quei valori e principi che sono alla base della costruzione comunitaria. Dall’altra l’immobilismo e la resa, la vittoria degli interessi e degli egoismi nazionali, la mancanza di solidarietà, la fine del sogno dei Padri fondatori, la condanna a non essere protagonista delle grandi sfide globali di inizio millennio e, molto probabilmente, una crisi economica ancora più dura dell’attuale. La risposta dovrà arrivare in tempi brevissimi. Lo spiraglio di luce che arriva da Atene non durerà a lungo. L’Europa, poi, dovrebbe preoccuparsi anche di quello che sta succedendo al Cairo, con la presidenza egiziana che andrà molto probabilmente a Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani e, soprattutto, con la contrapposizione fortissima tra questi ultimi e la giunta militare di Hussein Tantawi. Il Paese, storicamente punto di riferimento della sponda sud del Mediterraneo, vive tensioni dagli esiti imprevedibili.