Il problema dei rifiuti elettronici sembra molto sentito, dal popolo della Rete. In seguito al post pubblicato qualche tempo fa, infatti, ho ricevuto diversi commenti, risposte e segnalazioni. Mi ha colpito in particolare quello di Paola, che da Milano mi ha scritto:

“Per le aziende rottamare è un macello non indifferente, burocraticamente parlando. In quella in cui lavoro io stavano impazzendo per vecchissime stampanti/fotocopiatrici. Il macello è burocratico e pure contabile (sono cespiti). Risultato: hanno “sul gobbo” tutta ‘sta ferramenta e non sanno come disfarsene. Forse ci sono riusciti in quest’ultimo periodo, se ne stava interessando il loro HES (Health, Environment and Safety). E avranno tanti difetti in quella ditta, ma all’ecologia ci tengono molto. Figurati quelli che non ci tengono! Andare in ricicleria può voler dire perdere varie giornate. Un giorno non si può rottamare questo, un giorno chiudono senza preavviso, il sabato c’è troppa gente e quindi se hai molta roba ti rimandano indietro… Noi non lo faremo mai, ma la tentazione della discarica abusiva la capisco!”

Un paio di giorni dopo, invece, mi ha scritto Francesco De Robertis, esperto di Economia ambientale di Bisceglie (BT), descrivendomi quello che secondo lui potrebbe essere un approccio alternativo al problema dei rifiuti elettronici:

“La raccolta per lo smaltimento di apparecchiature elettroniche, così come strutturato oggi, è incentrato almeno in teoria sul principio “chi inquina paga” ovvero i produttori (o i distributori) contribuiscono al sistema di raccolta pagando un contributo al fine di finanziare tale processo attraverso organizzazioni costituite allo scopo. Ciò può sembrare concettualmente corretto ma in realtà l’eco-contributo diventa un costo come tanti per il produttore, mentre dal lato consumatore il conferimento del vecchio apparecchio elettronico è affidata al solo buon senso. Si trascura il fatto che l’attore principale di ogni azione di recupero è il cittadino: se rimane indifferente o non collabora, non si ottengono i risultati sperati. 

Il singolo, infatti, che si accinge a dismettere tali beni, spesso non è consapevole delle conseguenze dello smaltimento scorretto anche perché sa di essere solo una piccolissima parte della collettività. Egli potrebbe attribuire uno scarso peso agli effetti del proprio agire, per cui il conferire i rifiuti presso i punti di raccolta può essere considerata un’attività “non prioritaria” o può essere addirittura visto come un impegno inutile oltre che fastidioso e dispendioso di tempo. 

Quindi, il sistema, così come finora attuato, pur avendo grosse potenzialità, evidenzia pessimi risultati nel nostro Paese e scarica comunque il problema della gestione dei rifiuti elettronici (e non solo) sulla collettività. Tra le cause, oltre ad un limitato coinvolgimento della base, si può riscontrare anche una cronica mancanza di prevenzione (che sarebbe in conflitto di interesse con la crescita dei consumi).

Incentivando i cittadini attraverso un sistema di cauzioni e di rimborsi monetari alla riconsegna dei rifiuti nei punti di raccolta, si stimolerebbe la partecipazione al processo facendo leva sulla convenienza economica. In pratica si tratterebbe di restituire al consumatore, al momento del conferimento per il riciclaggio, almeno una parte del contributo per lo smaltimento incorporato nel prezzo del bene, rendendo più conveniente conferire che abbandonare e contribuendo a far gravare – almeno parzialmente – i  costi su chi non collabora.

In tal modo si potrebbe stimolare la raccolta di rifiuti elettronici ad alti livelli qualitativi oltre che quantitativi, con la conseguenza positiva di ottenere sia maggiori quantità di materie da riciclo sia risparmio sui costi di raccolta, smaltimento e bonifica (aspetto non trascurabile in periodi di austerità). 

Per fronteggiare con efficacia le conseguenze ecologiche del consumo di massa, il decisore pubblico dovrà quindi tener conto anche delle dinamiche di comportamento dei singoli, e nel contempo dovrà puntare sulla prevenzione e sulla diffusione della conoscenza delle problematiche ambientali mirando a costituire nel tempo, anche da noi, un solido background culturale di rispetto dell’ecosistema”.

Chiunque avesse altri consigli, segnalazioni o critiche, può farlo commentando questo post. Sperando di potere restare sul tema, ed evitare attacchi personali ed inutili che alcuni personaggi spesso amano fare.

Grazie.

@AndreaBertaglio