Una domanda su tutte: quando si uscirà dalla crisi? Mario Monti, presidente del consiglio dei ministri, risponde con una battuta dopo aver rovesciato un bicchiere d’acqua sul palco bolognese dell’Arena del Sole: “La crisi non si supera irrorando di liquidità l’economia”. E commenta a proposito del decreto sullo sviluppo varato ieri dal suo governo: “Avrei tutto l’interesse a dirvi il governo ha cambiato agenda è entrato in una fase due, ma non è vero. Abbiamo presentato provvedimenti rivolti alla crescita, ma non ci prendiamo il merito della fase due, abbiamo iniziato e continuiamo un’operazione di risanamento e di premesse della crescita”.

Intervistato da Eugenio Scalfari e da Ezio Mauro, fondatore e direttore di Repubblica, Monti risponde anche all’interrogativo inviato per lui da Roberto Benigni: “Ce la fa l’Italia? E che dice la Merkel”. Monti prende fiato e risponde: “Angela Merkel dice che l’Italia ce la fa, ma l’Italia ce la fa non perché lo dice la Merkel”.

Il premier italiano spiega quelli che a suo avviso sono i motivi partendo da un’ottica retrospettiva. “In passato l’Italia ha pensato molto poco al suo futuro”, dice, complici le “dispute quotidiane” che hanno fatto perdere di vista i problemi veri. “In Italia è prevalso un orizzonte di molto breve periodo, la vista corta, come diceva Padoa Schioppa. Un problema quasi inevitabile per un Paese ricco di media, ma l’attenzione al brevissimo periodo è stata esasperata e quando ci si è discostati lo si è fatto l’Europa lo ha chiesto: ingresso nel mercato unico e nell’euro. “Ed è questa una ragione, una vista più lunga, per ribadire la riaffermazione dell’Europa”.

L’Italia, nel racconto di Monti, però si è arrangiata da sola. “Mi veniva consigliato in grandi Paesi europei o negli Stati Uniti di non rischiare troppo, di accettare l’aiuto del fondo monetario o del fondo salvastati”, ha ricostruito. “Dicendo di no ci siamo assunto dei rischi, tuttavia preferisco che l’Italia sia governata da persone italiane che tengano vincoli internazionali, ma che siano sostenute da una generosa collaborazione tra Pdl, Pd e Terzo polo”.

Una concessione alla “sovranità limitata accettata tanto tempo fa”, ha dichiarato Monti, ma il risultato per lui è che “ce la faremo, ce la stiamo facendo, da soli, non combattendo contro un asserito ragioniere dall’accento duro”. Poi un sostegno al ministro Elsa Fornero, “sottoposta a qualche stress”, ma che ha avviato “la sua seconda riforma, quella sul lavoro, e credo che verrà presto rivalutata. La sua prima riforma, quella delle pensione, viene citata sul pano internazionale come la riforma modello”.

Il ministro Fornero viene richiamato di nuovo quando si parla di esodati e del fatto che non si sappia quanti sono bacchettando l’Inps perché ha dato una cifra. “Il ministro”, ha detto Monti, “ha stabilito che fossero all’inizio 50 mila e poi ha rivisto la cifra usando un margine di sicurezza e parlando di 60 mila. Una stima che comprende coloro che sono senza lavoro, pensione o altro reddito. Il governo sapeva che c’erano altri casi determinati da cause diverse da questa tripletta, ma la ricognizione è molto difficile”. In merito alle presunte dimissioni sulla questione presentate da Fornero dopo l’attacco degli enti previdenziali e dei sindacati, il capo del governo ha risposto: “Non mi ha offerto le dimissioni e le avrei respinte”.

Infine, un riferimento che nel corso delle sue risposte ha fatto alla situazione tra i partiti in lotta tra loro. “È vero che noi non siamo stati eletti, ma per quando si tornerà alle elezioni spero che i partiti abbiamo concluso quel recupero verso l’opinione pubblica. Su questo fronte sono impegnati, ma sonoancora in alto mare”. In merito invece al terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, , argomento toccato in coda (per quanto Monti abbia detto prima che ha colpito una “terra d grande cultura e grande tessuto economico”), ha preferito lasciare la parola al governatore Vasco Errani: “Il governo ha dato risposte, ma c’è ancora molto da fare. Non chiediamo nulla di meno di quello che è stato fatto in altre emergenze per una zona che rappresenta il 2% del Pil. Se non ce la facciamo qui, la crescita in questo Paese non ci sarà”.