I tempi cambiano, e con loro anche le credenze. Una volta sesso e sport non potevano assolutamente convivere. Un discorso interdetto a priori, un tabù insormontabile. Niente sesso prima delle partite e niente mogli, fidanzate o compagne nei ritiri a distrarre i giocatori: no alle prestazioni tra le lenzuola per non minare quelle sul rettangolo verde. Oggi, agli Europei 2012 di Polonia e Ucraina, il tabù è stato definitivamente sfatato tra discussioni sui gay o non gay, metro sexual e bisex.

Franciszek Smuda, ct della Polonia, si è detto disposto a tollerare qualche scappatella dei suoi giocatori o qualche festa particolarmente movimentata. La cosa importante è sentirsi a proprio agio, dare sfogo ai propri “pruriti” per svagarsi e non farsi schiacciare dalla pressione e dalla tensione che una partita di calcio in una manifestazione così importante può portare. Così i giocatori entreranno in campo con la mente sgombra, pensando magari alla splendida nottata passata in dolce compagnia. Ma per lo stesso allenatore polacco l’alcool resta un problema: “Meglio il ‘bunga bunga‘ piuttosto che l’alcool”, ha detto ad inizio Europeo, dando conferma di quanto le “evoluzioni” del premier Silvio Berlusconi abbiano fatto il giro del mondo. Ma lo stesso allenatore polacco dice no agli eccessi alcolici: “L’alcool mi fa infuriare. Non sopporterei di vedere un mio giocatore ubriaco”. Ma non ditelo agli irlandesi o agli inglesi, che da sempre si radunano al pub a fine partita per brindare tutti insieme nel terzo tempo per affogare i dispiaceri di una sconfitta o accrescere l’euforia di una vittoria. E non fatelo sapere nemmeno ai vari Gascoigne, Ronaldinho, Adriano, Mutu, Vidal e Pennant, solo per citarne alcuni, cacciati dai rispettivi ritiri o rispediti a casa senza allenamento perché alticci e non in grado di tornare utili.

Slawomir Peszko, ad aprile, è stato cacciato dall’irremovibile Smuda dal ritiro della Nazionale pagando a carissimo prezzo gli effetti di una sbornia che ha causato anche il suo arresto dopo l’alterco con un tassista. Ma il tecnico dei bianco-rossi non è l’unico ad aver sdoganato il contatto con l’altro sesso. Non sappiamo se i giocatori italiani abbiamo avuto anche il permesso di sollazzarsi sotto le lenzuola con le rispettive dolci metà, ma Cesare Prandelli ha dato loro il permesso di passare qualche ora insieme a mogli, fidanzate e figli. E’ successo martedì 12, a cavallo tra l’esordio con la Spagna e il secondo round con la Croazia. Cassano, Balotelli & C. hanno potuto godere di qualche ora di libertà in giro per il centro di Cracovia prima di raggiungere Poznan dove li attendeva la formazione di Bilic.

Una bella conquista per il mondo pallonaro, che fino a qualche tempo fa vedeva i ritiri come luoghi di segregazione e isolamento, tanto da costringere qualche protagonista a rischiare il posto pur di fuggire di soppiatto nella notte per qualche scappatella o qualche nottata in discoteca. Ma c’è una nazione che già negli anni Settanta faceva eccezione, fregandosene dei tabù, infrangendo la rigorosa regola dell’astinenza dal sesso prima delle grandi competizioni e soprattutto facendo scalpore: era l’Olanda del grande Johan Cruijff. Era il 1974 quando gli “oranje”, trascinati da uno dei più grandi giocatori della storia del calcio e guidati da Rinus Micheels, aprirono le porte del ritiro alle donne rischiando la fustigazione negli anni in cui il Vaticano portava gli italiani al referendum per vietare per legge il divorzio. Peccato che quell’anno, ai mondiali in Germania Ovest arrivarono fino in finale, fermati soltanto dai padroni di casa. Altro che stanchezza per le lunghe nottate: Cruijff e i suoi compagni dimostrarono che il sesso prima di una gara agonistica può avere effetti positivi, soprattutto per lo spirito. Ma al giorno d’oggi i ct sono stati costretti a tenere il passo con i tempi e a concedere ai propri ragazzi qualche “vizietto” un tempo proibito. Un esempio? Lo spagnolo Del Bosque ha dovuto tornare sui suoi passi. Prima di partire per Euro 2012 aveva vietato i social network in ritiro, ond’evitare che potessero influire negativamente sulla concentrazione, tant’è vero che i suoi ragazzi s’erano rassegnati salutando i propri “followers” e dandogli l’arrivederci a fine manifestazione. Peccato che il tecnico della “Roja” ci abbia ripensato, sopraffatto dalla tecnologia che avanza e dalle insistenti richieste di Casillas & C. Un vero e proprio calcio alla scaramanzia visto che due anni fa, in Sudafrica, il divieto di accesso ai social network era rimasto fino alla fine e aveva portato bene: vittoria finale a spese dell’Olanda. I tempi in cui Fabio Capello mandava in tribuna i giocatori che rispondevano anche soltanto ad un sms durante i pranzi di squadra sembrano ormai lontanissimi. Quelli di Crijff e compagni invece sono tornati d’attualità.