Biscotto. Da giovedì sera è la parola più pronunciata dagli italiani, se è vero che oltre 14 milioni di persone (73% di share) fino a un attimo prima erano incollate al televisore a vedere Italia-Croazia. Biscotto, ovvero il timore che nella prossima partita Spagna e Croazia si accordino per un pareggio eliminando così l’Italia dalla competizione. Perché biscotto nel lessico comune calcistico è oramai sinonimo d’inciucio, di accordo, di risultato comodo, che serve a entrambe le squadre per raggiungere i propri obiettivi. “Meglio due feriti che un morto”, ebbe a dire il capitano della nazionale azzurra poche settimane fa per giustificare l’atteggiamento molto italiano, ma non solo, con cui le squadre a fine campionato decidono di non farsi male. Perché i maestri pasticcieri riconosciuti siamo noi, ma questa volta, come in passato, il biscotto potrebbero farcelo gli altri: e allora, tra i due feriti, i morti (calcisticamente) saremmo noi.

Infatti, siccome in caso di arrivo a pari punti per determinare chi passa il turno si calcola prima la differenza reti negli scontri diretti e poi i gol segnati negli scontri diretti, in caso di 2-2 sarebbero Spagna e Croazia a passare, indipendentemente dal numero di gol con cui l’Italia dovesse battere l’Irlanda (sempre che questa Italia ci riesca…). E allora dagli al biscotto. Il biscotto con l’hashtag, che non è una marmellata o una crema ma il simbolo ‘cancelletto’ della tastiera posto davanti a una parola su twitter (#biscotto) per renderla individuabile nelle ricerche, è diventato in breve il trending topic del social network: ovvero una delle parole più digitate e cercate. Tifosi, semplici appassionati, giornalisti sportivi e non, celebrità assortite e financo calciatori hanno detto la loro sul #biscotto.

C’è chi al biscotto non ci crede: i valori supremi dello sport, la voglia di vincere delle squadre in campo, il rischio che qualcosa vada storto nel cercare un 2-2, l’occhio della Uefa che tutto controlla. E chi lo ritiene ineluttabile: i valori dello sport non esistono più nel calcio, a loro conviene troppo, l’avremmo fatto anche noi, lo hanno detto i Maya nella loro profezia. Di sicuro, ai pessimisti brucia ancora l’ultimo biscotto fatto ai nostri danni, quel 2-2 (chiamale se vuoi coincidenze…) con cui Danimarca e Svezia ci eliminarono dagli Europei del 2004 quando sulla panchina azzurra sedeva Trapattoni: ovvero il nostro prossimo avversario sulla panchina dell’Irlanda nella partita che l’Italia giocherà in contemporanea con Spagna-Croazia. E continuarono a chiamarle coincidenze…

Quel biscotto scandinavo fu un duro colpo per gli esterofili, nel calcio tutto il mondo è paese. Dall’Argentina che ai mondiali del 1978 (poi vinti) per andare in finale aveva bisogno di una vittoria con 4 gol di scarto e superò il Perù per 6-0. Allora si disse che comprarono il portiere peruviano Quiroga, ma recentemente un senatore peruviano ha ammesso che l’accordo fu ratificato a livello presidenziale tra il dittatore argentino Videla e l’allora presidente peruviano Bermudez. A Germania e Austria cui nel Mondiale 1982 la vittoria 1-0 avrebbe permesso a entrambi di passare il turno a spese dell’Algeria: e 1-0 fu. Salto temporale e sono di pochi mesi fa la vittoria del Lione per 7-1 in Champions, con annesso occhiolino del difensore avversario  e l’1-0 del Rayo sul Granada all’ultimo minuto dell’ultima giornata della Liga spagnola che le salva entrambe a discapito del Villrreal. 

Probabilmente il termine biscotto deriva dall’ippica, dove si usava somministrare il doping ai cavalli attraverso appunto dei biscotti o delle gallette. Da lì, la parola diventa sinonimo di gara falsata e, nel calcio, di tacito accordo. Lunedì prossimo sapremo se biscotto sarà, o meno. Per adesso ne parlano tutti. Anche i bookmakers internazionali, che stanno abbassando drasticamente le quote: il 2-2 al momento è pagato da 4 a 6 volte la posta ed è il risultato pagato peggio in assoluto, ovvero quello più probabile. E gli scommettitori di calcio ne capiscono (ogni allusione non è puramente casuale). Evidentemente l’adagio che a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina del divo Giulio ha oltrepassato le frontiere. E a rimetterci non sarà solo la nazionale, ma anche i bambini, che per colpa di genitori che non ne vogliono più sapere, da martedì mattina non troveranno più i biscotti a colazione. E vagli a spiegare che è per colpa di un 2-2 tra Spagna e Croazia.