Può un uomo della sinistra, che ha imbastito la sua campagna durante le presidenziali sulla guerra contro la finanza cattiva, intendersela con un uomo di destra, ex di Goldman Sachs? Forse, se Angela Merkel non esistesse, neanche il connubio François Hollande-Mario Monti avrebbe ragione di esistere. Ma la cancelliera esiste, eccome. Con le sue rigidità, le sue incomprensioni (di quello che sta realmente succedendo in Europa), le sue fragilità di fronte all’opinione pubblica del suo Paese. E così il neopresidente francese e il professore, bene o male, sono costretti all’alleanza.

Oggi a Roma i due si sono incontrati. E l’asse italo-francese si è definito ulteriormente. E rafforzato (Monti ha parlato di “una fortissima convergenza” con Hollande). Ecco su quali punti:

Primo. Il rilancio della crescita in Europa al di là dei vincoli di budget e dell’austerità. E’ una costante nel discorso del Presidente francese, dai tempi della sua campagna durante le presidenziali, in polemica costante con la Merkel. Monti si è “ammorbidito” sempre più su questo fronte e appare ormai completamente all’unisono con Hollande. “Condividiamo gli stessi obiettivi sulla crescita”, ha detto stasera Hollande, durante la conferenza stampa. “E soprattutto siamo d’accordo sugli strumenti da utilizzare per ridare slancio alla crescita, anche bancari, oltre ai fondi strutturali”. Monti e Hollande hanno discusso di questi strumenti e altrettanto faranno la prossima settimana, ancora a Roma, in un summit allargato alla Merkel, oltre che allo spagnolo Mariano Rajoy. L’italiano e il francese sarebbero già d’accordo su alcune proposte concrete su come rilanciare la crescita, da presentare al vertice europeo del 28 e del 29 giugno a Bruxelles.

Secondo. La “telenovela” degli eurobond. Anche su tale possibilità la Merkel ha sempre opposto resistenza. Sarkozy, a suo tempo, ci aveva provato a imporre nuovi titoli comuni ai Paesi dell’euro, che condividano i debiti pubblici di ogni Stato. Ma con poca convinzione… Hollande ha recuperato in forza quella battaglia. E anche qui Monti si è piano piano accodato. Oggi alla conferenza stampa ha ricordato che anche gli eurobond (li ha definiti “una emissione in comune di titoli”) sono stati al centro delle discussioni con il Presidente francese. I due al riguardo sono ormai pienamente d’accordo. E faranno di tutto per passsare ai fatti.

Terzo. Un’unione bancaria con supervisione integrata. Altra “fissazione” di Hollande, sulla quale anche Monti si sta allineando. I due oggi hanno ammeso ai giornalisti di essere d’accordo pienamente sull’ultimo megapiano di aiuti varato a favore delle banche spagnole e che, ancora una volta, la Merkel aveva cercato di osteggiare. “Gli importanti progressi fatti sulla governance europea e sull’eurozona – ha detto Monti – non sono sufficienti a tenere l’euro al riparo dalle turbolenze dei mercati. Dobbiamo agire rafforzando i punti deboli del sistema, con azioni sull’economia reale e sugli aspetti finanziari”. L’unione bancaria, sebbene sul lungo periodo, è una possibilità. I due uomini di Stato ne sono convinti entrambi.

Quarto. Sulla Tobin Tax non è sintonia al 100%. L’imposta da introdurre sulle transazioni finanziarie è un altro dei cavalli di battaglia di Hollande, paladino dell’anti-finanza. Ma su questo Monti è più scettico. O, almeno, è favorevole alla sua introduzione solo su scala europea e non in maniera univoca da parte di un singolo Stato o di un ristretto gruppo di Paesi, che è la minaccia di Parigi. Monti ha ammesso che oggi il dibattito ha toccato pure questo punto spinoso, senza aggiungere altro. Forse, in questo caso è Hollande che si sta progressivamente allineando su Monti. Per il Presidente francese certe esagerazioni della campagna, propizie per attirare un certo popolo della sinistra, appaiono lontane. E’ il tempo della ragionevolezza. Anche sulla Tobin tax.