In questi giorni Torino è animata dalle iniziative del Torino Performing Festival: una serie di incontri, concerti e performance e workshop artistici. Il filo conduttore di questo festival è quello di valorizzare il protagonismo dei giovani attraverso la cultura, promuovendo la circolazione, a livello nazionale, di idee, arte, musica e teatro. Nato nel 2007 dall’idea dell’associazione direfarebaciare, e con la collaborazione con il Comune di Torino, negli anni ha raccolto le esperienze di numerose altre realtà che oggi collaborano con il progetto, come le associazioni Teatrale Orfeo, Tedacà, Il Campanile, Il Laboratorio Cooperativa Mirafiori, Miao e la cooperativa Cisv-Solidarietà. Da queste interazioni si sono sviluppate sviluppate altre idee come una free press e un sito dedicato alla creatività giovanile, il Performing Now, evento che ha proposto diversi laboratori artistici con professionisti del settore, e Democrazia NoStop, dodici ore di spettacolo ininterrotto per affermare il valore della cultura nella società italiana. Fino alla creazione di un’associazione di secondo livello, direfarebaciare, in cui le diverse realtà lavorano insieme mettendo in campo le proprie specifiche competenze.

Abbiamo incontrato Pietro Ravazzolo, direttore artistico e organizzativo del Torino Performing Festival per farci raccontare la sua esperienza. “Con ARTcamp siamo riusciti a riunire a Torino, per la prima volta, 25 realtà italiane che lavorano nella cultura, disposte a confrontarsi fra loro, con le istituzioni e i cittadini, su quattro tematiche differenti (formazione, incontro e scambio di competenze; produzione culturale e sostenibilità  economica; nuove professionalità, nuove idee, nuove strade; sostenibilità ambientale, creatività e stili di vita). L’obbiettivo è la condivisione di idee, buone pratiche e nuovi network, con l’intenzione di creare un rete nazionale di centri culturali indipendenti”.

In un momento storico come quello che viviamo, in cui la crisi economica colpisce soprattutto le realtà culturali più piccole, non tutelate dalle istituzioni, queste devono concentrarsi maggiormente sulle relazioni con i cittadini e il territorio, per ribadire l’utilità sociale del loro lavoro. Molte associazioni si stanno già muovendo in questa direzione. Sono molto colpito dalle realtà culturali, invitate all’ARTcamp, che lavorano in meridione (Puglia, Sicilia, Campania e Sardegna), per esempio il collettivo Quasivive, di Torre Faro in provincia di Messina, gestore di uno spazio pubblico che sviluppa una progettazione comunitaria e partecipata”.

Proponete all’interno di ArtCamp un incontro il 15 su nuove professioni, nuove idee e nuove strade… Ma è davvero possibile, oggi, ‘vivere’ occupandosi di arte, di cultura?

“Si, è ancora possibile vivere di cultura in Italia, noi ne siamo un esempio, visto che i lavoratori di direfarebaciare sono regolarmente stipendiati dagli enti che compongono l’associazione. La situazione è comunque difficile, bisogna lavorare molto per una mera sopravvivenza, bisogna possedere competenze trasversali legate alla comunicazione, progettazione, organizzazione e amministrazione sia economica sia logistica. Di conseguenza sono sempre meno gli artisti di professione, ovvero coloro che hanno come unico pensiero quello di creare e produrre prodotti artistici. Ai Murazzi Student Zone, sede del Torino Performing Festival, a servire dietro al bancone del bar ci sono attrici e cantanti, mentre l’organizzazione logistica dell’evento è curata da ballerine e musicisti. Tutti professionisti delle arti che hanno sviluppato esperienze in altre competenze. Rimane comunque essenziale, secondo me, un rapporto con le istituzioni, per poter sviluppare processi culturali di sempre maggiore qualità. Ad esempio, senza il contributo della Città di Torino, il Torino Performing Festival non si sarebbe mai svolto”.

Una parte importante degli eventi del Torino Performing Festival è affidata ai workshop del Performing now: canto, musica, teatro, danza e creatività in generale. Condotti da affermati professionisti del mondo artistico e culturale come Ninni Bruschetta (attore de “I cento passi” e “Boris”), Daniele Gaglianone, Kristine Westman Elorza (coreografa per Beyoncé e Macy Gray), Chiara Civello, Erica Mou, e si svolgono presso il Murazzi Student Zone e in alcuni spazi della rete di direfarebaciare. Lo scopo è quello di permettere ai giovani di frequentare gratuitamente workshop che stimolino la creatività, con la possibilità di approfondire alcune materie artistiche ed esplorare la conoscenza di nuove forme di creatività. “Anche l’ARTcamp indica la possibilità di sviluppare idee culturali che abbiano una ripercussione sulla società, cercando inoltre di incentivare i giovani a non tenere i sogni nel cassetto, ma a proporre e combattere per le proprie idee”.

Questo Festival e tutti i progetti che ci interessano hanno lo scopo di identificare la cultura come elemento in grado di attivare positivi processi di trasformazione. Trasformazioni che guardano lontano.

Anna Giordano