Sarà una luce in alta definizione ad illuminare Jake alla fine della predica del reverendo James Brown; a convincerlo, dunque, che la vecchia band è la soluzione per racimolare i 5000 dollari necessari ad impedire la chiusura dell’istituto in cui è cresciuto col fratello Elwood. A trent’anni dalla scomparsa di John Belushi, un’edizione rimasterizzata di The Blues Brothers renderà omaggio ad una delle icone più durature dalla New Hollywood con una nuova uscita nelle sale limitata a due soli giorni, il 20 e il 21 giugno. Nonostante la versione distribuita non sarà l’extended cut curata da John Landis nel 2005, l’iniziativa curata della Universal, che così festeggia anche i suoi cent’anni, e Nexo Digital ha buone potenzialità per rivelarsi un buon investimento. 

Basata su due personaggi nati da uno sketch di Belushi e Dan Aykroyd al Saturday Night Live Show, la pellicola da ventisette milioni di dollari di trentadue anni fa segna una svolta nello spirito del cinema americano di cui si ha traccia anche nell’accoglienza della nostra stampa di allora. All’entusiasmo incondizionato della nuova critica che, in maniera lungimirante, vede negli Spielberg e nei Lucas il futuro di Hollywood corrispondono, infatti, le riserve dei giornalisti delle generazioni precedenti per cui è un lavoro troppo fracassone – dopotutto conquistò il Guinness dei primati per la sequenza con il maggior numero di incidenti d’auto – e poco organico nella miscela tra musica e racconto.
 
Dopo il seminale Animal House e prima di Un lupo mannaro americano a Londra (quanti sono i film che riescono a spaventare e divertire allo stesso modo?) è la punta di diamante della carriera di Landis, profeta di una comicità che non ha niente a che vedere con gli American Pie, come si legge da qualche parte, e di demenziale ha solo il nome. A dispetto di una filmografia in minore dalla metà degli anni Ottanta, nel ’98 il barbuto cineasta di Chicago osò rimettere in carreggiata la band con il personaggio di Belushi sostituito dal Mighty Mack McTeer di John Goodman in Blues Brothers – Il mito continua, lavoro più riuscito di quanto l’impari confronto con il culto originale possa lasciar intravedere, ma di certo non migliore come alla sua uscita volevano i cinefili più snob. 
 
Con la miglior colonna sonora/visiva della storia del cinema, stando almeno ad un sondaggio della BBC del 2004, in cui si esibiscono divi del Rhythm and Blues come Ray Charles, James Brown, Cab Calloway, Aretha Franklin e John Lee Hooker, The Blues Brothers fornisce a Belushi l’occasione per la sua migliore interpretazione: da manuale l’incipit di sette minuti, tutto giocato sull’attesa di un primo piano che arriverà solo una volta fuori dalla prigione nell’abbraccio col fratello Elwood (Dan Aykroyd, anche sceneggiatore insieme al regista).