Se il pasticcio sugli esodati è ormai sotto gli occhi di tutti, sulla riforma del lavoro – già passata al Senato e di prossima approvazione alla Camera – la ministra Fornero ha invece centrato in pieno l’obiettivo: meno diritti per tutti è la ricetta dei tecnici per allineare, al ribasso, le condizioni di lavoratori regolari e cosiddetti atipici (se ne contano almeno 4 milioni, a quale soglia bisogna arrivare per non essere considerati più un’eccezione alla norma?) e finora nessuno sembra intenzionato a bloccarla.

Per mesi, il dibattito sull’articolo 18 – di fatto smantellato dalla riforma – ha funzionato da specchietto per le allodole, facendo passare sotto silenzio gli altri contenuti del ddl. Il ritornello sul pacchetto che avrebbero favorito l’occupazione dei giovani ha resistito indenne, nonostante le annunciate misure per contrastare la precarietà e garantire un welfare inclusivo non siano mai pervenute.

Niente taglio delle oltre 40 forme contrattuali precarie oggi in vigore, nessuna forma di tutela veramente universale per la perdita del posto di lavoro – i criteri di accesso alla nuova AspI, l’Assicurazione Sociale per l’Impiego, confermano l’esclusione di milioni di lavoratrici e lavoratori non impiegati in lavori standard da qualsiasi garanzia sociale -, di continuità del reddito neanche a parlarne e a sostegno della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e dell’occupazione femminile – altro tormentone della ministra – un misero giorno di congedo obbligatorio per i padri, più due facoltativi.

Aumenta invece, dal 27 al 33%, l’aliquota Inps Gestione Separata per le partite Iva, già penalizzate da un’aliquota previdenziale superiore a quella di qualsiasi altro soggetto produttivo in Italia.

Nonostante questo, la capogruppo del Pd in Senato Anna Finocchiaro ha definito il testo “un ottimo compromesso”, mentre la numero uno della Cgil Susanna Camusso ha ammesso che “i giovani sono stati solo usati”, ma ha rinunciato a convocare lo sciopero generale.

A convocarsi, reti, movimenti, coordinamenti, occupazioni, comitati, sindacati e singoli hanno allora provveduto da soli: due giorni di mobilitazione, sotto lo slogan “Blockupy ddl Fornero”, sono in programma, a Roma e in molte altre città, il 13 e il 14 giugno, mentre il 16 le associazioni che compongono la coalizione “Il nostro tempo è adesso” chiamano a raccolta La meglio gioventù.