Aveva le mani rosse e gonfie alla fine della giornata: era rimasto più di 5 ore con le mani nell’acqua.
Cercava di riempire  un secchio di ferro vecchio e grigio, l’acqua gli arrivava fino alle ginocchia magre.
Aveva 8 anni e quelle erano le sue vacanze: 3 mesi a cercare di liberare la cantina dall’acqua che l’aveva inondata il mese prima.
Suo padre non era però un aguzzino. Severo sì, molto. A quell’epoca, nel 1929,  si usava così, i figli dovevano ubbidire ed imparare che la vita è dura e il lavoro pure; ma era l’unica via per aspirare a qualcosa di meglio.
La bicicletta era rimasta solo un sogno per molti anni: erano pochi gli amici fortunati che sfrecciavano davanti a casa sua con bici nuovissime, gli altri si limitavano a sognarle.

Come molti altri coetanei, la guerra lo colse che non era ancora maggiorenne: partì e per quasi 5 anni guidò camion in giro per il Paese. Si ricordava di un giorno in cui prese a prestito un tandem e con il fratello maggiore pedalò da Milano a Padova. Lui stava nel posto davanti e gli sembrava che il cuore potesse scoppiare da un momento all’altro; quando passavano gli aerei che bombardavano sopra le loro teste, si buttavano veloci nei fossi, così da non prendere fuoco. A Padova ci andavano per salutare la mamma prima di imbarcarsi per la Grecia; da 2 anni non andavano a trovarla e chissà se l’avrebbero rivista.
Lui arrivò tardi all’imbarco e fu punito; suo fratello non tornò più.

Nel 1945 si diresse verso Milano e decise che sarebbe rimasto lì: il Veneto gli andava stretto, lui aveva 23 anni, scoppiava di energia e aveva la vita davanti.
Di quegli anni del boom è inutile dire: lavorava 14 ore al giorno, ma aveva molta volontà e come molti altri sentiva che ce l’avrebbe fatta.
Si sposò, la moglie a casa a curare le due bambine che intanto erano arrivate, lui intanto grazie alla sua tenacia, cresceva, risparmiava, si comprava la casa, l’auto. La famiglia andava in vacanza un mese in agosto, lui dopo 15 giorni tornava al lavoro.
Non smise mai di lavorare il sabato, che già avere un giorno libero alla settimana gli pareva grasso che cola.
Lavorò sempre. L’epoca in cui era nato e l’educazione che aveva ricevuto, gli impedivano di godere della vita fino in fondo: anche la domenica si alzava prestissimo e iniziava a “trafficare” in cantina, ad aggiustare, ma più di tutto a preparare la sua amata bici, che ora possedeva.
Risparmiava, ma anche gli altri intorno a lui lo facevano. Il lusso si limitava a qualche uscita con gli amici, ma saltuariamente. Si accontentava.
Le sue figlie studiarono, da lui impararono l’impegno. Ma intanto impararono molte altre cose.
Quel padre era sì adorato, ma proprio di un’epoca lontana.
Il risparmio, il guadagnarsi le cose con la fatica, parevano cose di un altro mondo e certo di un’altra epoca.
Ne parlavano spesso: lui scuoteva la testa, sorrideva, loro uscivano, viaggiavano. Lui stava.

Qui mi fermo.

Questa storia è la storia di molte famiglie italiane, della famiglia mediterranea che ha una delle più alte percentuali di risparmio d’Europa, quelle famiglie che hanno saputo accantonare piccole somme di denaro per anni e che ci siamo sempre chiesti come facessero. Ma l’organizzazione mediterranea, quella che sforna sì i mammoni ma che rappresenta oggi il welfare e che tiene spesso in casa figli e nonni, permette di limare i costi; per decenni siamo andati avanti così.

L’euro non dura più di tre mesi, dicono. Negli ultimi anni la borsa ha bruciato una somma immensa di denaro. Bruciato però è un termine bugiardo: i soldi non sono bruciati, sono passati dalle tasche di tantissime persone per andare in quelle di poche altre. Anni prima gli italiani abitudinari e risparmiatori avevano ascoltato la modernità arrivata attraverso i consulenti bancari: i bot e cct sono roba da anziani, investa in azioni, la borsa rende molto; poi ci furono i bond, da ultimo i subprime.

Anche questa parte è nota.

A breve l’euro forse scomparirà. C’è da attendersi, dicono, una svalutazione del 30 forse del 40%. Cosa fare dei risparmi, per chi ancora li ha, non si sa.
Comperare valuta forte: corone norvegesi, sterline dicono. E’ certo che i grandi capitali sono già al sicuro.

I piccoli risparmi invece, quelli accumulati per una vita e passati di padre in figlio, scompariranno, bruciati o volati in tasche più sapienti. Che i piccoli risparmiatori non sono così astuti da sapere della solidità della corona norvegese.
“Sono gli errori della finanza, succede” sussurra imbarazzato l’impiegato di banca all’uomo immobile davanti allo sportello.

Bruciati decenni di lavoro degli italiani, milioni di ore di lavoro, 8 o 10 ore al giorno per anni e anni e anni.

La fatica di milioni di vite, il risparmio su cui si basava il nostro solidissimo welfare, spazzato via.

Io non so dire il dolore immenso che ho provato guardando quel vecchio in fila allo sportello. La sua resa.

La fortuna di chi ci sta annientando, risiede nell’apatia di noi cittadini.

Per molto meno, individui di normale tono vitale, da tempo avrebbero reagito.