Anche le parole invecchiano e non aderiscono più al loro antico significato… Succede, per esempio, con la parola ‘prostituzione‘. Al solo sentirla evocare, durante il cosiddetto processo Ruby, una delle ‘olgettine’ è scoppiata in pianto. “Non si permetta”, ha detto al giudice. “Non sono carne da macello.”

Si può crederle o no, sta di fatto che quella parola sembra davvero inadeguata a descrivere un panorama che non corrisponde più alle vecchie coordinate.

D’altronde già nel lontano 1994, quando ancora lo spazio pubblico non era stato invaso dal “perverso intreccio denaro, sesso e potere”, la giornalista Roberta Tatafiore scriveva: “il linguaggio della prostituzione coincide con il linguaggio del mercato… e il mercato definisce merce, offerta, domanda, congiuntura…” Oggi quel libro (“Sesso al lavoro”, ed. il Saggiatore, a cura di Bia Sarasini) è stato opportunamente ristampato e, a rileggerlo, fa impressione: sembra quasi una profezia. In realtà si ‘limita’ a fotografare i cambiamenti che stavano avvenendo, a cavallo del millennio, nel mondo del sesso commerciale.

Perché un dato è certo: negli ultimi venti anni, più o meno, la prostituzione è cambiata moltissimo. O meglio: sono cambiate le prostitute. E non da ieri. Sembrano appartenere a un’era giurassica le donne che la legge Merlin liberò dalla schiavitù delle ‘case chiuse’ (quando la prostituzione era di Stato, non dimentichiamolo). Da allora è successo un po’ di tutto: le prostitute si sono organizzate sindacalmente, hanno rivendicato per sè l’appellativo di ‘lavoratrici’ (sex-worker), interloquiscono con le istituzioni per la lotta contro l’Aids o per la regolamentazione del mercato del sesso.

Un mercato che prima ha inondato le strade, poi è entrato in crisi, poi si è diversificato: oggi non esiste più un ‘mercato unico’ della prostituzione. Accanto alle donne ‘trafficate’ dalle organizzazioni criminali, ci sono mille nuove figure di “libere professioniste”: lavoratrici (e lavoratori) a part-time, escort… Oltre all’irresistibile “androgino moderno”, come lo chiama Tatafiore: la transessuale.

Ma la novità vera non è l’ascesa delle sex-worker. E’ il fatto che queste donne (o questi uomini) non tacciono più. Che vogliono dire la loro. Sulle leggi che le (li) riguardano. Sui ‘misteri’ della sessualità. E anche sul cliente. Che, invece, da parte sua, continua a tacere.