GiocondaLa Gioconda va restaurata? mi si chiede. Non avendo pareri da esperta, né soverchie simpatie per l’usurata icona parigina, mi documento diligente e mi ritrovo informata di fatti e documenti concernenti– e di alcuni preferivo rimanerne nella beata ignoranza, vi assicuro.

Dunque ricapitoliamo; si sapeva del successo stellare della mostra di Leonardo a Londra con bagarini e prezzi impossibili, meno si sapeva del restauro della copia della Gioconda al Prado a cui hanno tolto il fondo nero che l’aveva fatta passare per una copia fiamminga un po’ tarocca e invece no, era di un allievo che stava vicinissimo a Leonardo, proprio il suo allievo più vicino. Ora finalmente si vede tutto benissimo e colorato, il paesaggio, ma anche le vesti, i capelli e la facciotta finalmente più rosea e sana. (Una copia più ottimista, suvvia, i tempi lo richiedono!).

Quindi gli spagnoli ringalluzziti a insinuare che sembra parecchio più bellina dell’originale, tesi immediatamente sposata dal Vincent Delieuvin curatore della mostra in corso al Louvre su il restauro della Sant’Anna di Leonardo, che dice adesso che la Gioconda sembra -in confronto- una donna morta. Ingrato e coraggioso il giovane Vincent, fresco delle glorie e delle polemiche sull’energia della pulitura – figurarsi se non c’è qualcuno solitamente ben bene estraneo alla materia, che si priva di sindacare su quale sia il livello di patina in micron da tenere – Comunque: il restauro era sponsorizzato da Ferragamo, quindi ci è toccato vedere il video con inaugurazione Vip e cena esclusivissima (quella ovviamente non si vede) su Glam Culture (!) di Marie Claire e quindi per coerente conseguenza lo spazio dell’evento (perdono per questa parola) ugualmente spartito fra la famiglia di S. Anna e le foto di Hilary Swanck single. Perchè poi nel video si è scelto come sottofondo la voce priapica di Mario Biondi che canta “On a clear day” è una domanda a cui temo di saper dare una risposta. Ed è lì che mi sono ripetuta ma perchè , non dovevo spingermi così oltre non sono cose belle da vedere casomai ti rimangono nel sever e ti rispuntano fuori sai che imbarazzo fra le foto della laurea di tuo figlio, una reputazione distrutta.

Allora aggrappiamoci a due certezze scientifiche serie: vi sarà un convegno il 20 giugno al Louvre dove i massimi esperti di restauro, in primis le nostre strepitose restauratrici dell’Opificio di Firenze, si consulteranno sul da farsi. E poi, come rinfrancante prova di possibilità dell’esistenza dell’ autonomia di giudizio, rileggersi Giuseppe de Robertis, raffinato critico della letteratura italiana, che sulle pagine de La Voce nel 1914 così la pensava sulla (già) stressatissima Monna Lisa: “..nella fredda levità della sostanza, ci dà un senso non di pienezza ma di gonfiezza e di conseguente vacuità interiore. Nessuno ci toglierebbe di mente che non ci sia un principio d’infezione sotto questa maschera giallognola, molliccia, boffice come un puntaspilli- che non ci sia una frode nel peso di questa pallida pagnottella”

L’illustrazione di questo articolo è un lavoro di Tara Haghighi, allieva iraniana del Biennio Specialistico dell’Accademia di Belle Arti di Firenze