La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha detto sì alla richiesta dei magistrati di utilizzare le intercettazioni che coinvolgono Denis Verdini, nell’ambito dell’inchiesta sulla P4. Il PdL è stato l’unico a votare contro. 

La richiesta della magistratura riguarda 34 intercettazioni. La richiesta del gip di Roma è stata appoggiata da 10 voti a favore e 7 contrari. Per il sì si sono espressi Pd, Udc Lega e Idv. Contrario il Pdl.

La Giunta delle autorizzazioni della Camera ha votato ha dato il proprio ok all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche tra Riccardo Fusi, patron della società Baldassini Tognozzi Pontello, e il coordinatore del Pdl Denis Verdini (oltre che con il costruttore campano Francesco Maria De Vito Piscicelli, Fabio de Santis e Angelo Balducci), richiesto dei magistrati nell’ambito dell’inchiesta P4, sui lavori da 200 milioni di euro della scuola dei Marescialli dei carabinieri di Castello, nei lavori del G8. A favore della richiesta dei giudici, i dieci voti di Pd, Idv, Udc, Fli e Lega, mentre contro hanno votato solamente Pdl e Popolo e territorio (gli ex Responsabili) . “Non c’era alcun elemento che confermasse il fumus perecutionis – ha spiegato la capogruppo Pd in Giunta Marilena Samperi – Su 52mila conversazioni intercettate, ne sono state selezionate solamente 37 con Denis Verdini, un numero risibile per poter affermare che erano frutto soltanto di una consolidata frequentazione”. Quella delle telefonate amichevoli, infatti, è stata la tesi difensiva di Verdini, portata avanti dal relatore Pdl Maurizio Paniz, secondo il quale, appunto, i due si sentivano a telefono abitualmente perché erano amici e, dunque, questa loro amicizia sarebbe stata utilizzata dai magistrati che avrebbero avuto come obiettivo il coordinatore del Pdl. Verdini, d’altra parte, seppur invitato non si è mai presentato alle riunioni della Giunta per fornire la sua versione sui dialoghi finiti negli atti dell’inchiesta e svoltisi tra il 23 aprile 2008 e il 2 settembre 2009. Nelle telefonate, in particolare quelle di Fus, l’imprenditore chiederebbe aiuto al politico per ottenere appalti. E l’amico si mette a disposizione.

Ora la proposta della Giunta passa all’esame dell’Aula e il relatore in quella sede, visto che si è creata una nuova maggioranza, sarà il centrista Pierluigi Mantini. Il voto su Verdini si sarebbe dovuto tenere domani mattina alle 9.30, ma il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti ha deciso di anticipare perchè sarebbe coinciso con l’informativa in aula di Monti a proposito del vertice Ue di Bruxelles del 23 maggio scorso.

L’inchiesta. Lo stralcio di cui vengono trasmessi gli atti, si legge nella relazione in Giunta, concerne il procedimento a carico dei soli Verdini e Pierfrancesco Gagliardi (noto perché con il cognato del De Vito Piscicelli rideva della grossa la notte del terremoto dell’Aquila). Tutto sarebbe nato da un’ispezione della Banca d’Italia sul Credito Cooperativo Fiorentino, banca operante in Toscana ed avente cospicui rapporti con l’altra grande banca toscana, il Monte dei Paschi di Siena”. Ma si sarebbe indagato anche sui rapporti tra il Credito Cooperativo Fiorentino e la Banca Antonveneta. Nella relazione della Banca d’Italia si afferma che il consiglio d’amministrazione del Credito Cooperativo Fiorentino avrebbe gestito le risorse bancarie “in modo contrastante con i principi di sana e prudente gestione” e anche “con le stesse linee strategiche che il medesimo consiglio d’amministrazione si era dato in precedenza”.

Dalle indagini emergerebbe che Riccardo Fusi, dominus della Baldassini, Tognozzi e Pontello (importante impresa edile toscana) era al centro di una rete di rapporti complessa che poteva contare sul sostegno istituzionale di Balducci, presso la Presidenza del Consiglio e il Ministero delle Infrastrutture e su quello di Denis Verdini per il Credito Cooperativo Fiorentino. Verdini, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe anche offerto a Fusi vantaggiose relazioni in quanto coordinatore del Pdl.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Balducci e De Santis avrebbero ottenuto da Fusi la promessa di ottenere il 2% del valore dell’appalto se il contratto per la realizzazione della caserma dei carabinieri fosse stato riassegnato alla Baldassini, Tognozzi e Pontello (in precedenza era stata estromessa in favore della ditta Astaldi), oppure se alla stessa impresa fosse stato riconosciuto un risarcimento per l’illegittima esclusione dal contratto. Altri episodi di corruzione si sarebbero ravvisati negli impegni assunti da Balducci e De Santis in favore di Fusi e De Vito Piscicelli per le commesse legate ai Mondiali di nuoto del 2009 a Roma e in altre iniziative ed eventi connessi alle celebrazioni per i 150 d’unità d’Italia. Secondo l’autorità giudiziaria sarebbe dunque rilevante acquisire al fascicolo per il dibattimento non solo le intercettazioni tra Fusi e Balducci, ma anche le 31 con Verdini.