Esattamente un anno fa, il 12 giugno 2011, si registrò il fermo pronunciamento del popolo italiano contro la ripresa di programmi di produzione di energia elettronucleare nel nostro Paese. Quel grande successo avvenne a pochi mesi di distanza dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone (11 Marzo 2011).

Questa data sarà ricordata oggi in Italia con due importanti eventi:

– un presidio al mattino all’Ambasciata del Giappone, per la consegna all’ Ambasciatore delle firme raccolte all’Appello Internazionale “Per una moratoria nucleare in Giappone e per l’immediata rimozione del combustibile nucleare dall’impianto di Fukushima” 
 – una conferenza stampa che si svolgerà alle ore 11 a Roma, presso il Centro per la Ricerca in Psicoterapia (Piazza O. Marrucchi 5).

La conferenza stampa verterà  sia sulla situazione italiana che internazionale, in particolare giapponese. Per quanto riguarda il nostro paese verrà ricordata la  pesante eredità del passato ciclo nucleare:  l’emergenza nucleare non si è mai chiusa,  manca un’autorità di controllo in materia  e non è mai stato realizzato il deposito nazionale per i residui radioattivi.  

Si parlerà anche della persistente gravità degli incidenti di Fukushima  e delle prospettive dell’energia nucleare in Giappone e nel mondo.

Il disastro nucleare in Giappone ha cambiato il panorama e le prospettive internazionali. L’industria nucleare mondiale è in crisi: questa fonte energetica era già fuori mercato e si sorreggeva sui sussidi pubblici, ma l’adeguamento delle norme e dei sistemi di sicurezza la rende definitivamente antieconomica come dimostrano le recenti e ripetute cancellazioni di ordini in diversi Paesi.

In Giappone dal 5 Maggio scorso tutti i reattori nucleari sono spenti. Il Governo ha la ferma intenzione di riavviarli, ma l’opposizione nella società civile è molto forte. La conferenza stampa è stata promossa da ISDE (International Society Doctors for Environment), Legambiente, WWF ed Italia Nostra, saranno presenti cittadini giapponesi ed esperti del settore .

La lista delle “lezioni del passato da pericoli conosciuti in anticipo” – titolo di un esaustivo rapporto  dell’Unione Europea– è già abbastanza lunga: davvero abbiamo bisogno di ripetere anche l’errore del nuclerare  per invertire la rotta?