E’ la storia di un processo che non inizia. E’ la storia di uno dei più brutti episodi della storia recente di Salerno. E’ la storia di un mix maleodorante di bassa politica, violenza e campanilismo becero, con la rivalità tra Salerno e Napoli che viene utilizzata a pretesto di un’aggressione organizzata per altre ragioni. Ci fu violenza, soprattutto. La violenza con cui il 14 luglio 2009 un gruppo di facinorosi rese impossibile la celebrazione del congresso provinciale dei Giovani Democratici di Salerno presso il Polo Nautico di Pastena. Appuntamento convocato in seguito all’annullamento di un precedente congresso vinto dalla figlia di un consigliere comunale di Salerno vicino al sindaco Pd Vincenzo De Luca. “Voi siete di Napoli, qui a Salerno non c’azzeccate niente, qua comanda De Luca, andatevene o vi uccidiamo di mazzate” urlavano i manifestanti che misero sotto scacco l’evento, impedendo ai delegati di entrare o uscire dalla struttura. Volarono pugni e calci contro gli organizzatori, e ne fece le spese pure un giornalista de ‘Il Mattino’, che era andato lì a svolgere il suo lavoro e fu intimidito (“ti veniamo a sgommare di sangue fino a casa o in redazione”), si pigliò una sberla, ripresa dalle telecamere di due tv locali, Telecolore e Lira Tv. I dvd sono agli atti del fascicolo e hanno consentito l’identificazione dei responsabili. Tutto incartato nelle undici pagine della relazione della Digos.

Quattordici i rinviati a giudizio per “attentato ai diritti politici”, curiosamente molti di loro assunti nelle municipalizzate del Comune di Salerno, alcuni nei mesi successivi agli scontri. Ma a tre anni dai fatti, la prima udienza è un miraggio finora evaporato nei vizi di notifica e negli impedimenti dei legali. Il decreto del Gup Elisabetta Boccassini è del 25 giugno 2011, il processo avrebbe dovuto cominciare il 9 dicembre. Cinque notifiche a vuoto (in sei mesi…) e slittamento a fine maggio e altro stop, per un concomitante impegno del legale di uno degli imputati. L’avvocato, per la cronaca, è anche consigliere comunale della maggioranza di De Luca. La nuova data è fissata a dicembre.

Michele Grimaldi all’epoca era il segretario regionale dei Gd, colui che insieme al segretario nazionale Fausto Raciti convocò il congresso finito nel ciclone. Oggi vive a Roma e per venire a testimoniare al processo si è svegliato all’alba e ha guidato quattro ore, per poi scoprire di aver viaggiato inutilmente. “Hanno tentato di spiegare l’episodio come una deriva del conflitto tra bassoliniani e deluchiani ma non è così, fu soltanto un atto di violenza inaudita”, afferma mentre sorseggia un caffè in un bar dell’isola pedonale alle spalle del Tribunale. Grimaldi quel giorno era lì, fu il primo ad essere ‘sequestrato’ e a chiamare il 112. I manifestanti gliene cantarono di tutti i colori, lo minacciarono dicendogli “sappiamo dove abiti e chi sei”. Gli agenti della polizia ci misero un bel po’ per riportare la calma.

Qual era lo scopo? Chi furono i mandanti? Perché una quarantina di persone che in seguito si appurò non essere iscritti ai Gd e nemmeno al Pd andarono a manifestare sotto la sede di un congresso politico noto solo agli addetti ai lavori (la stampa non fu avvertita)? La Digos provò a dare delle risposte e mise nero su bianco che le urla in favore di De Luca erano accompagnate dalla presenza in loco dell’addetto al cerimoniale del Comune di Salerno (non indagato) e di diversi addetti delle municipalizzate del Comune di Salerno. Si legge nell’informativa finita nel fascicolo del pm Maria Carmela Polito: “Eventuali ulteriori elementi in ordine al suo personale e diretto (di De Luca, ndr) coinvolgimento nell’organizzazione dell’azione volta a impedire il congresso indetto dai giovani del Pd potrebbero emergere dagli interrogatori delle persone denunciate”. Non è emerso niente a suo carico, De Luca non è stato indagato, non c’entra niente, è estraneo a questo episodio. Ma a caldo, quando dal Pd regionale gli chiesero di prendere le distanza dall’accaduto, rispose: “Non parlo di fatti che non conosco”. E non ha mai condannato questa vicenda. Quando al suo rapporto coi Giovani Democratici, resta in generale pessimo come lo era allora. Ecco quel che ha detto pochi giorni fa in una conferenza a Salerno con il sindaco di Firenze, il rottamatore Matteo Renzi: “Matteo io all’inizio non ti nascondo che sono rimasto perplesso quando hai intrapreso la tua battaglia civilistica, incentrata sul cambiamento e sui giovani. Ma i giovani del Pd che conosco io sono fessi, dei polli d’allevamento. Alcuni di loro hanno fatto carriera soltanto perché sono stati bravi a fare i portaborse di qualcuno. Al partito questi giovani non servono”.