Domani a Mosca la galassia dell’opposizione anti Putin tornerà in piazza per manifestare il proprio dissenso. E la polizia della capitale russa ha già iniziato a prendere le proprie contromisure. Nella notte tra domenica e lunedì gli agenti hanno bussato alla porta di diversi attivisti per condurre delle perquisizioni che ufficialmente sono legate agli incidenti di piazza avvenuti lo scorso 6 maggio, in occasione di un’altra manifestazione contro Vladimir Putin e Dimitri Medvedev, sfociata in decine di arresti da parte della polizia.

Tra le case perquisite, c’è quella di Aleksander Navalny, blogger diventato una delle figure di riferimento di una parte dell’opposizione per la sua battaglia contro la corruzione negli apparati di governo. Navalny era stato già arrestato a dicembre scorso, durante le proteste dopo le elezioni politiche che hanno confermato la maggioranza di Russia Unita (il partito di Putin) al Cremlino. Descrivendo in tempo reale la perquisizione su Twitter, Navalny ha detto che gli agenti «hanno letteralmente buttato giù la porta», prima di sequestrare ogni cosa, compresi effetti personali e foto di famiglia, oltre agli hard disk dei computer e a t-shirt con slogan dell’opposizione.

Secondo la radio Echo Mosca, tra la decina di abitazioni che la polizia ha detto di voler “ispezionare” c’è anche quella di Ksenia Sobchak, un famoso presentatore televisivo che dopo le elezioni di dicembre si è unito alla protesta contro il nuovo inquilino del Cremlino.

Putin intanto non ha fatto nessuna mossa a sorpresa e ha firmato venerdì la nuova legge liberticida che ha aumentato le sanzioni contro le manifestazioni non autorizzate, sia contro chi partecipa che contro chi le organizza.

La legge, dopo un acceso dibattito alla Duma come non succedeva da molti anni, è stata approvata senza alcuna difficoltà in Senato e controfirmata da Putin che l’aveva sponsorizzata fin dall’inizio e la voleva in vigore proprio prima della manifestazione di domani.

Le perquisizioni di oggi, però, sembrano indicare che la polizia di Mosca e dunque anche il Cremlino temono molto la la chiamata alla piazza, la prima da quando Putin è tornato a essere presidente dopo le elezioni di marzo e la fine della staffetta con Medvedev.

Ufficialmente, la polizia ha fermato Navalny, Sobchak e un’altra decina di oppositori di primo piano solo per interrogarli sul ruolo avuto nelle proteste del 6 maggio. Per gli avvocati degli oppositori, non ci sono dubbi sulla natura “intimidatoria” di queste perquisizioni, il cui obiettivo è quello di «spaventare i moscoviti» per scoraggiarne la partecipazione al corteo di domani che nelle intenzioni degli organizzatori dovrebbe essere una marcia da un milione di persone.

Non è chiaro se questa cifra sarà effettivamente raggiunta – ci sono molti modi per impedire alle persone di unirsi a una manifestazione, per esempio gestendo oculatamente i trasporti pubblici – anche perché le opposizioni sono una galassia eterogenea, che va dai movimenti in stile Occupy al Partito comunista ad alcune formazioni della destra nazionalista. Il dibattito suscitato dalla nuova legge, però, ha animato la scena politica russa fino al punto di ridurre il divario tra l’opposizione “movimentista” e quella “partitica”, che ha accettato di partecipare alle elezioni nonostante la certezza di trucchi da parte del partito al potere, che finora si erano guardate con reciproca diffidenza.

Non sarà ancora, forse, maturo il clima per una opposizione veramente di massa, tuttavia, a leggere alcune analisi, sembra che l’aria a Mosca stia cambiando. E se decide di usare perquisizioni preventive, forse questo cambiamento lo sente nell’aria anche zar Vladimir.

di Joseph Zarlingo