Talvolta la passione e, peggio, il calcolo, fanno perdere di vista i principi; in situazioni di difficoltà la tentazione di fare un compromesso rispetto a quello che dovrebbe essere scolpito nella pietra è forte e prendere scorciatoie risulta la strada più facile nell’immediato.

La posizione espressa da Michele Salvati nel suo intervento sul Corriere della Sera di oggi ne è a mio avviso un esempio. Salvati, nell’ambito di un articolo del quale alcune parti sono condivisibili, sembra avere perso di vista, appunto, alcuni principi che dovrebbero essere inderogabili e che tra l’altro, costituiscono i cardini della democrazia.

Salvati sostiene infatti che “dei partiti che contrastano in parlamento il Governo Monti o lo criticano dal di fuori, lucrando sul disagio e la disaffezione dei cittadini, non vale la pena di parlare e il giudizio più indulgente che si può dare di loro è che non hanno capito nulla della crisi drammatica in cui versiamo: se avessero capito, il giudizio dovrebbe essere molto più severo“ e poi prosegue più oltre indicando che “Al di là dei pericoli che incombono sull’eurozona, in Italia neppure sappiamo con quale legge elettorale andremo a votare e quali partiti e coalizioni si presenteranno, con il rischio sempre più forte di un successo straordinario di partiti o movimenti «irragionevoli»” e domandando “chi possiamo mandare a trattare con la Merkel, o con Obama, o con Hollande tra i potenziali primi ministri che uscirebbero da elezioni anticipate? Ma stiamo scherzando? Tutto questo per dimostrare in sostanza che il Governo Monti va supportato a priori e comunque e che chi fa il contrario, criticando il Governo, chiedendo misure alternative a pari saldo, proponendo visioni diverse per il futuro della nazione, lucra sul disagio ed è irresponsabile o stupido o irragionevole e per sostenere come conclusione, che l’opzione elezioni non è neppure da prendere in considerazione.

Mi pare che Salvati, perseguendo l’obiettivo dell’immediato, abbia accettato di transigere, prima di tutto con se stesso, sui principi di rappresentatività democratica. Infatti la implicita definizione di Democrazia come governo degli intelligenti e dei ragionevoli è un ossimoro e la logica alla base del ragionamento che porta a concludere che non si debbono tenere elezioni perché c’è il rischio che le vincano forze o partiti che a noi sembrano irragionevoli e inadeguati non è una distorsione partigiana, ma una negazione del principio della democrazia, il quale prevede che una testa valga un voto, senza un preventivo QI test dei singoli elettori e dei candidati e che, con le dovute salvaguardie costituzionali delle minoranze, le maggioranze determinate dal voto governino, indipendentemente dai loro programmi.

Poiché non ho dubbi che Salvati sia sinceramente democratico, sono certo che lo scivolone non dipenda da una avversione al nostro sistema costituzionale, ma, come ho detto all’inizio, dal desiderio di vedere i problemi del breve termine risolti con qualsiasi mezzo e ciò porta a dimenticarsi che il qualsiasi mezzo potrebbe, almeno a livello culturale, essere un vulnus per la Società futura.

Altra cosa sarebbe se Salvati, invece, esprimesse la sua totale fiducia nel Governo Monti e la sua opinione circa la non opportunità di elezioni a breve in altro modo, senza tirare in ballo la indegnità delle alternative possibili, la pretesa irragionevolezza di chi la pensa diversamente e la squalifica quasi antropologica di eventuali nuovi rappresentanti che potrebbero essere mandati a negoziare con Merkel e Obama soltanto per scherzo.

Eppure, senza approvazioni aprioristiche e fideistiche di quello che fa e farà il Governo, si poteva comunque giustificarne la temporanea prosecuzione, precisando magari che per dare attuazione alle pronunce di equità è necessario al più presto riequilibrare i sacrifici che sinora sono stati chiesti quasi esclusivamente a dipendenti e pensionati e a coloro che per onesta storia fiscale hanno beni alla luce del sole, che la struttura dello Stato deve essere riformata seriamente e con urgenza, che si possono (e debbono) attingere risorse qualificate alle più alte responsabilità anche in settori che non siano solo Banche e Finanza, a evitare il sospetto che ci sia un’élite molto ristretta che sta occupando tutti i posti di potere, che i decreti attuativi delle Leggi approvate dal parlamento non possono aggiungere sostanzialmente altri articoli di Legge senza passare di nuovo dal Parlamento, che vanno prese in considerazione e sostenute anche altre visioni economiche oltre a quelle puramente liberiste, intonandosi magari ad alle voci autorevoli di premi Nobel e Capi di Stato che neppure troppo timidamente lo chiedono.

Insomma, una tiratina d’orecchi che stimoli il Governo a continuare si, ma prendendo atto della necessità di fare aggiustamenti e rimediare un pò di errori fatti per approssimazione e fretta e suggerendo che questa è la strada per evitare che le prossime elezioni, che prima o poi si terranno, decretino una bocciatura in tronco del Governo degli ultimi 12 mesi e aprano le porte a cambiamenti di percorso anche troppo repentini e di gestione impossibile.

Insomma, questo Governo non si aiuta giustificandolo sempre e comunque e collocando l’opposizione nella Giudecca dantesca, ma con critiche costruttive tese a migliorarne l’attività e mantenendo ben salda la barra del timone della democrazia: una testa un voto e sta al buon Governo ottenere i voti che servono per continuare.