L’Italia ha un cappio al collo, ma Napolitano ci rassicura tutti: se vinceremo gli europei sarà un bene per tutto il Paese. Fino al giorno prima non avevo idea che correre in mutande dietro ad una palla potesse giovare all’economia disastrata di una nazione, ma se a dirlo è il Presidente devo crederci. Poi ha anche gli occhiali, quindi è uno che ha studiato.

L’ho visto Napolitano come cantava l’inno: aveva l’entusiasmo di un esattore di Equitalia che chiede il fallimento di una salumeria per un debito di 52 euro; ci ha messo tutta quella foga perché sapeva che sul campo l’Italia stava per giocarsi l’unico modo possibile di ridurre lo spread e non fare la fine della Grecia.

Quando Di Natale ha segnato, il Pil si è impennato arrivando a toccare i livelli del ’59. Nei minuti successivi le buste paga erano di nuovo gonfie come gli zigomi di Carla Bruni, 155 cassaintegrati hanno riavuto il posto di lavoro e la disoccupazione era solo un lontano ricordo: era limitata solo agli ex del Grande Fratello. Poi il pareggio di Fabregas ha riportato tutto come all’inizio della partita: disoccupazione alle stelle, cassaintegrati e tutto il resto.

Ma io dico: se vincere qualche partita può aiutare un intero paese a risollevarsi, io trovo giusto che per raggiungere questo obiettivo venga usato ogni mezzo, anche se illecito. Compriamoci le partite. Finora è stato fatto a livello nazionale per il profitto di pochi, adesso facciamolo a livello internazionale per il profitto di tutti!

Spero che qualcuno si stia già dando da fare, magari se Balotelli smetterà di pensare alla Fico non ne avremo bisogno, ma perché arrivare impreparati? Perché non ci abbiamo pensato prima? Perché non abbiamo convocato Doni e Signori, atleti che nonostante l’età avrebbero potuto fare la differenza vista la loro esperienza?

Coinvolgiamo le forze sane del Paese, tassiamo i conti correnti se necessario, ma mettiamo insieme i soldi per comprarci la vittoria!

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