Bersani, per tenere unito un partito diviso, continua a barcamenarsi fra fotografia di Vasto, rincorsa a Casini e apertura alla società civile. Nel frattempo appoggia Mario Monti, senza tener conto che il sostegno ad un governo non solo di destra, ma ormai in stallo, gli costerà un gran numero di voti.

Bersani, B come Buridano

Bersani si dibatte nell’ambascia
poiché, nel prospettare le primarie,
teme poi di subire i colpi d’ascia
sia di chi le ritiene funerarie,

come D’Alema e i tanti democristi,
sia di Di Pietro, Nichi e Matteo Renzi
che, credendosi abili statisti,
pensan che grazie a loro si potenzi

l’ammucchiata di rossi e baciapile.
Grillo dilaga col suo populismo,
imperversa la società civile
e, disperata per l’immobilismo,

la base tutti i giorni vien tradita
con inciuci, trucchetti, mediazioni
ed appoggio a un governo gesuita
che, fedele al voler di Berlusconi,

non pone fine ai mal della giustizia,
non si batte contro interessi abietti
e, nel tassar, dei ricchi è la delizia
e la calamità dei poveretti.

E’ chiaro che il Pd si è impantanato:
da una parte l’attesa di Casini
che, da democristiano patentato,
ammalia del partito gli oni e gli ini,

la zavorra dei tanti genuflessi
che, fedeli al voler di madre Chiesa,
fan di Di Pietro e Vendola i due messi
di un rosso Belzebù pronto all’offesa.

Dall’altra la lealtà ad un governo
che quando finalmente se ne andrà
condannerà il Pd al  riposo eterno,
dopo averlo ridotto alla metà.

O nello scarso tempo ormai rimasto,
rischiando di lasciare il suo sedile,
alla vecchia fotografia di Vasto
aggiunge un po’ di società civile

oppure l’asino di Buridano,
nella sua vana attesa di Casini,
si troverà in un giorno non lontano
annientato da stuoli di grillini.