“I giovani non hanno bisogno di sermoni. I giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”. La frase di Sandro Pertini campeggia a caratteri chiari sul palco all’aperto del circolo Arci Fuori Orario. Sfondo perfetto agli incontri, alle riflessioni, ai dibattiti che hanno animato la seconda giornata della festa nazionale de Il Fatto Quotidiano.

A Taneto di Gattatico, tra Parma e Reggio Emilia, sin dal pomeriggio gli spazi del locale si sono cominciati a riempire di persone. I momenti pensati per i bambini si sono alternati all’incontro con lo scrittore Paolo Nori, che ha parlato del caso Parma e della recente vittoria del Movimento 5 stelle alle amministrative, e la presentazione del dvd “In libero Stato – L’occasione fa l’uomo laico” con il vignettista Stefano Disegni, direttore de Il Misfatto. Ma soprattutto mafia, corruzione e tangentopoli (come indicato anche dal titolo della tre giorni “Mani pulite: vent’anni e non sentirli!) sono stati al centro degli incontri che hanno visto ospiti principali il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro.

A parlare di mafia e politica è stato Orlando, eletto per la quarta volta sindaco del capoluogo siciliano, che ha dialogato con Antonella Mascali, giornalista e autrice del libro Le Ultime parole di Falcone e Borsellino, da sempre legata a queste tematiche. Insieme al direttore de Il Fatto Antonio Padellaro e al giornalista Alessandro Ferrucci, Orlando ha raccontato il ritorno nella sua città vent’anni dopo. “Quando sono entrato nel palazzo municipale ho trovato i divani sfondati, con le molle che uscivano, una scrivania senza computer e un debito da 600 milioni di euro”. Palermo negli ultimi anni è cambiata, così come lo ha fatto la mafia. “E’ diventata una città invisibile e la mafia è invisibile allo stesso modo”. Non più atti di violenza come le stragi di Capaci o di via D’Amelio, ma un modo di operare diverso, che penetra le fasce più alte della società civile. “La mafia si presenta in giacca e cravatta, cercando di accreditarsi nei mercati finanziari – spiega Orlando – Per questo la prima cosa che ho cominciato a fare da quando sono diventato sindaco è controllare tutti i contratti e gli appalti”.

Il sindaco di Palermo però parla anche di come la politica è cambiata. E la prima dimostrazione è proprio la sua elezione, che ha rappresentato “uno schiaffo al sistema dei partiti”, molto simile a quello che è accaduto a Parma con Pizzarotti. Ripensando alla campagna elettorale, Orlando non fa sconti ai dirigenti del Pd, ma anche al partito che sostiene il governatore Lombardo, nonostante sia implicato con la mafia. “Il problema della sinistra – spiega – è che vogliono l’unità a tutti i costi. Ma piuttosto di essere unito con loro, preferisco perdere”.

Il pubblico ascolta senza fiatare e gli applausi scrosciano, così come in silenzio centinaia di persone seguono il racconto di Antonio Di Pietro, che intervistato dal vicedirettore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha ripercorso gli anni del pool Mani Pulite, di cui faceva parte insieme ad altri magistrati come Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. “A quei tempi avevamo un grande rispetto per i politici e le cariche istituzionali – spiega Di Pietro – ma tutto questo rispetto svanì al primo interrogatorio a un sottosegretario, quando capii che non era poi così intelligente come credevo”. Vent’anni di corruzione rivivono negli episodi salienti di quell’epoca, dall’arresto di Mario Chiesa fino alla scoperta delle tangenti sui grandi appalti delle opere pubbliche e alle confessioni di imprenditori e politici, Bettino Craxi compreso. “L’unico imprenditore che quando la sua azienda viene coinvolta nelle indagini decide di intraprendere un’altra via è Silvio Berlusconi: invece di farsi processare diventa presidente del consiglio”. Una storia di vent’anni fa, appunto, che però risulta più che mai attuale. “Al tempo venne detto che imprenditori e politici confessavano perché sotto tortura – aggiunge Di Pietro – Ma la realtà è che sapevano che se avessero collaborato con la giustizia, non sarebbero stati arrestati. Furono proprio le confessioni a dimostrare che Tangentopoli non era solo un’ipotesi degli inquirenti”.

Non sono mancati i riferimenti all’attualità, dal boom di Grillo alle ultime elezioni fino allo scandalo del Vaticano. “Io parlo da cristiano – puntualizza Di Pietro – una cosa è la Chiesa, un’altra lo Ior. Anche i soldi di Salvo Lima, uomo di collegamento tra la politica e la mafia di allora, passavano da lì. La risposta del Vaticano fu la più ecumenica: fateci sapere il nominativo di chi è corrotto, e procederemo a darvi ciò che vi serve”.

A concludere la serata ancora musica con Valentino Corvino che ha presentato con gli artisti Luca Madonia, Paola Turci e Simone Cristicchi l’album “Anestesia totale” con testi tratti dall’omonimo spettacolo teatrale di Travaglio, e infine il tributo a Ligabue della band Schegge Sparse. Musica che proseguirà anche nella giornata di domani, con il concerto benefico a favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia Romagna.