Qualche giorno fa la procura di Monza ha chiuso le indagini su alcuni filoni dell’inchiesta per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti che riguardano fra gli altri l’ex vicepresidente del consiglio regionale lombardo, Filippo Penati (Pd) e altri ventuno indagati. Tra gli atti emergono alcune intercettazioni telefoniche tra l’architetto Renato Sarno e Penati, risalenti al giorno stesso in cui scoppia l’affaire “sistema Sesto” e a quelli successivi. Sarno è preoccupato “Un bel casino” dice, infatti sono appena scattate le perquisizioni con la contestuale notifica anche a loro due delle informazioni di garanzia della procura di Monza. Penati la pensa nello stesso modo e aggiunge: “Non riesco a capire le cose come sono riferite, io sono nove anni che non mi occupo più di Sesto, venerdì l’avvocato andrà a parlare con il pm, ci siamo messi a disposizione”. Il giorno dopo le perquisizioni, il 21 luglio 2011, i due si risentono per scambiarsi poche parole, Penati domanda: “Come è andata ieri sera?” e Sarno risponde “Bene”. Poi si accordano per sentirsi più tardi per incontrarsi di persona.

Agli investigatori, come emerge in una nota informativa delle Fiamme gialle, sembra chiara “la consapevolezza degli indagati di essere intercettati“. Infatti al telefono sono entrambi telegrafici e cauti, accordandosi per parlare di tutta la vicenda faccia a faccia. Per i finanzieri questo dettaglio fa emergere: “Il rischio di possibili accordi  finalizzati all’inquinamento delle prove“. 

Anche altri due indagati, l’imprenditore Piero Di Caterina e l’ex segretario della Provincia di Milano Antonino Princiotta si scambiano conversazioni identiche. Un altro architetto Marco Magni invece è più esplicito nell’avvertire chi lo chiama che ha il fiato degli inquirenti sul collo; intercettato mentre parla con Nicoletta Sostaro, la responsabile dello sportello unico per l’edilizia di Sesto la avverte. “Comunque lo sai che siamo…ci stan.. stiam parlando in tre” riferendosi  riporta l’atto della Gdf, alle intercettazioni in corso.

Princiotta sentito dagli inquirenti smentisce ogni coinvolgimento nelle mazzette: “Nego decisamente di aver ricevuto alcunchè da Piero Di Caterina. Costui non mi ha mai versato alcuna somma”. L’ex Segretario Generale della Provincia di Milano è accusato di corruzione, in concorso con Penati e il suo ex braccio destro Giordano Vimercati e con lo stesso imprenditore Di Caterina, nell’ambito di uno dei filoni di indagine appena chiuso dalla Procura di Monza su un presunto giro di tangenti legato alle aree ex Falck e Marelli. Princiotta, al quale è stato contestato di aver percepito 100 mila euro, in relazione a una delibera provinciale “necessaria a garantire e favorire” gli interessi della società di trasporti dell’imprenditore. L’ex dirigente di Palazzo Isimbardi ha spiegato ai pm di aver conosciuto Di Caterina nel 2000, di aver avuto da lui: “Solo nell’autunno del 2010, quando avevo problemi economici (..) un prestito di 4.250 euro in tre tranches da 250, 2 mila e 500 e mille e 500 euro”. 

Poi sempre Princiotta aggiunge: “Di Caterina non mi parlò di fatti specifici ma fece semplicemente delle illazioni su alcune operazioni che la Provincia aveva concluso. Ad esempio mi riferì che Marcellino Gavio era andato a trovare Penati con una borsa nella quale ci stavano sette milioni“. Poi l’ex segretario della provincia del capoluogo lombardo parla di D’Alema: “In quella occasione concluse il suo astruso discorso dicendo che dall’ufficio di Penati sarebbe uscito D’Alema o un suo emissario, non ricordo bene se l’uno o l’altro, con una analoga valigetta ‘modello sette milioni’”. “Mi parlò anche – ha proseguito l’ex dirigente di palazzo Isimbardi – di un’altra operazione relativa alla Pedemontana sulla quale mi chiese quanto, a mio giudizio, potevano aver preso di ‘sgobbo”. 

Intanto, dopo l’uscita di questa dichiarazioni Penati commenta: ”Apprendo dalle agenzie il contenuto di alcuni verbali, i quali confermano che dai miei accusatori arrivano solo bugie e grandi farneticazioni”.  

Tutta la vicenda giudiziaria era partita dalle dichiarazioni di Giuseppe Pasini, importante immobiliarista sestese, proprietario delle aree Falck dal 2000 al 2005. Questo si era presentato in Procura denunciando di essere vittima di “soprusi da parte di alcune amministrazioni locali”. Il costruttore si era dichiarato concusso e aveva fatto il nome di Penati, quindi gli atti erano stati trasmessi alla Procura di Monza, competente su Sesto. Pasini aveva raccontato altri fatti di presunta concussione subiti durante l’amministrazione successiva a quella di Penati, guidata da Giorgio Oldrini. Oltre alle presunte tangenti sull’area Falck, altre ne sarebbero emerse nell’intervento edilizio sulla Ercole Marelli e sulla gestione del Servizio integrato trasporti Alto Milanese. Emergerebbero inoltre collegamenti con la vicenda del quartiere Santa Giulia a Milano, un’altra area industriale riqualificata a edilizia residenziale. Pasini, tra l’altro, era stato il candidato sindaco del Pdl contro Oldrini. Erano emerse presunte mazzette (solo promesse o addirittura pagate) circolate tra il 2001 e il 2010 per oliare il rilascio di concessioni o per riscrivere secondo criteri decisi a tavolino il documento che regola l’urbanistica del comune di Sesto. Comune di cui Penati era stato sindaco dal 1994 al 2001.